Uno dei “problemi specifici” creati da Internet è “la presenza di siti denigratori, volti a diffamare e ad attaccare i gruppi religioni ed etnici”, di alcuni dei quali la Chiesa “è il bersaglio”. A denunciarlo è il documento “Chiesa in Internet”, elaborato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali e presentato oggi in Vaticano. Su Internet, precisa il testo citato, “hanno diritto” di essere presenti “anche individui e gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono di propria iniziativa”, ma “è motivo di confusione non distinguere dalle posizioni autentiche della Chiesa interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche devozionali stravaganti e proclami ideologici che recano l’etichetta ‘cattolico’”. Per impedire “la proliferazione di siti web ufficiali che si definiscono ‘cattolici'”, propone il documento vaticano, “potrebbe essere utile una certificazione volontaria a livello locale e nazionale con la supervisione di rappresentanti del Magistero”, non per “imporre la censura”, ma per “offrire agli utenti di Internet una guida affidabile su quanto è in accordo con la posizione autentica della Chiesa”. Oggi, osserva infatti il dicastero pontificio, alcuni visitatori di siti web religiosi possono imbattersi “in una sorta di supermercato”, in cui “individuino e scelgano gli elementi di confezioni religiose che meglio si adattano ai loro gusti”: il ciberspazio, quindi, ha “preoccupanti implicazioni” per la religione, ma “la realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia, il culto partecipato in seno a una comunità umana in carne ed ossa”. Visto che “su Internet non ci sono sacramenti”, si legge nel documento vaticano, “la programmazione pastorale dovrebbe riflettere su come condurre le persone dal ciberspazio alla comunità autentica e su come, mediante l’insegnamento e la catechesi, Internet possa essere utilizzato successivamente per sostenerle e arricchirle nel loro impegno cristiano”.