Per “reagire all’estremismo” il dialogo “può essere utile se sono garantite le condizioni per un esito positivo”, ma da solo “non è sufficiente”. E’ quanto affermano il Comitato per il dialogo del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e del Comitato permanente di al-Azhar per il dialogo con le religioni monoteiste, in un comunicato diffuso oggi, al termine dell’incontro annuale dei due organismi svoltosi nei giorni scorsi, in Vaticano, sul tema “L’estremismo religioso ed i suoi effetti sull’umanità”. Per “reagire all’estremismo”, è il punto saliente del comunicato congiunto, “il dialogo può essere utile se sono garantite le condizioni per un esito positivo”, ma “il solo dialogo non è sufficiente per superare l’estremismo”. Per raggiungere tale obiettivo, sostiene il Comitato per il dialogo, “è sempre necessario prestare attenzione agli aspetti basilari della società: la vita familiare, l’educazione, lo sviluppo sociale, l’influenza dei mass-media, la promozione della giustizia e della solidarietà all’interno dei paesi e a livello internazionale “L’estremismo, da qualsiasi parte provenga, deve essere condannato perché non è conforme agli insegnamenti delle nostre due religioni”, dichiarano con forza i due organismi, guidati rispettivamente dal card. Francis Arinze, presidente del citato dicastero vaticano, e dallo Sheikh Fawzi Fadel Zafdat, presidente di “al-Azhar”. Questo perché, spiegano gli autori della nota, “gli estremisti, in particolare quelli religiosi, alle volte possono essere sinceri nelle loro intenzioni, ma tendono a considerarsi come gli unici nel giusto e manifestano intolleranza verso quelli che non sono d’accordo con loro, non accettano gli altri con le loro differenze, tendono a violare i diritti degli altri, e alle volte usano o approvano la violenza”. Nonostante ciò, si legge a conclusione della nota, “i due organismi che compongono il Comitato hanno deciso, ciascuno per la sua parte, di continuare nel cammino del dialogo e di influenzare l’opinione pubblica di modo che si determini un rifiuto dell’estremismo”.