DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO: CONVEGNO ACLI A FERRARA SUL MARTIRIO; G.LARAS (MILANO), “I KAMIKAZE NON SONO MARTIRI”

“Con il martirio si santifica il nome di Dio perché si dimostra che lo si ama fino al punto di sacrificare se stessi”. Ma mai questa testimonianza deve avvenire “a spese di persone ignare e innocenti”. Deve essere chiaro che “chi, in nome di Dio, si fa esplodere ammazzando persone innocenti non può assolutamente essere considerato martire”. La precisazione è del rabbino capo di Milano, Giuseppe Laras, che domenica parteciperà al IX colloquio ebraico-cristiano promosso dalle Acli a Ferrara (2 e 3 marzo) sul tema della “Forza riconciliante del martirio”. Cristiani, ebrei e musulmani si incontreranno per discutere sul senso e sulle origini del martirio che come hanno dimostrato gli attentati dell’11 settembre, può essere impiegato in modo tragico “per dare la morte ad altri secondo prassi terroristiche”. “Quando si parla di martirio – dice Laras – si intendono quelle persone che si sacrificano in prima persona senza uccidere altre persone. Non precisarlo significa generare un malinteso, una mistificazione serissima”. Tra i martiri del novecento, il rabbino di Milano ricorda gli ebrei che hanno perso la vita nei campi di concentramento perché “venivano perseguitati e ammazzati, pur senza la loro volontà, ma in quanto figli di Israele. Per questo meritano il titolo di martiri”. Il comunicato delle Acli parla del martirio subito dal popolo ebraico e dai cristiani come “un segno di riconciliazione tra chi pur appartenendo a religioni diverse ama sinceramente Dio, più della propria stessa vita”. “Israele – commenta Laras – ha saputo dare testimonianza di martirio in situazioni molto drammatiche e anche i cristiani hanno dato questa stessa testimonianza. Credo che questa capacità di fare sacrificio di se stessi nel nome di Dio sia qualcosa che ci accomuna”. Ma sono argomenti – incalza Laras – da “trattare con molta delicatezza perché altrimenti si rischia di fare il discorso dei kamikaze”.