II “Desidero humaniter salutare vos… “: questo è il saluto in latino con cui sono stati accolti da uno studente della Facoltà di Lettere cristiane e classiche dell’Università Pontificia Salesiana, i partecipanti al convegno per il 40° anniversario della costituzione apostolica ‘Veterum sapientia’ sullo studio e l’uso del latino nella Chiesa cattolica romana. Alberto Melloni dell’ Università di Bologna di ha rievocato il contesto in cui è avvenuta la promulgazione del documento e le reazioni che provocò: “Si trattava di un momento delicato nella preparazione del Concilio. La richiesta dell’ uso delle lingue nazionali nella messa affinchè i fedeli trovassero alimento alla propria fede attraverso una partecipazione più consapevole, era al centro della discussione per la riforma liturgica. In altri ambienti, come la Congregazione per i seminari, si temeva invece che la perdita del latino diminuisse l’attenzione alla dimensione universale propria della Chiesa cattolica e quindi ne minacciasse l’identità “. “In questo clima – ha proseguito Melloni – nel momento in cui comunica la data di apertura dei lavori conciliari, Papa Giovanni XXIII annuncia l’uscita di un documento che non riguarda il Concilio: la ‘Veterum sapientia’. “Il Papa – ha precisato il docente di storia della Chiesa – avvertiva l’urgenza che il Concilio venisse celebrato e non voleva aprire una crisi con la cultura ecclesiastica tradizionale”. “Senza né entusiasmo né resistenza” – queste le parole di Melloni – Giovanni XXIII acconsentì alla promulgazione del testo proposto dalla Congregazione per i seminari e a cui aveva fatto apportare delle correzioni: soprattutto occorreva eliminare ogni asprezza che potesse infuocare il dibattito e affermare, contestualmente all’importanza del latino, la pari dignità del greco, cioè la lingua delle chiese orientali unite a Roma”. Il risultato fu – ha concluso Melloni – che nonostante le numerose reazioni precedenti e successive alla pubblicazione del documento, “la ‘Veterum sapientia’ scivolò sul dibattito conciliare che non approfondì il tema della formazione del clero e del rapporto con la tradizione”.