Sui temi riguardanti la vita e la dignità della persona, tra cui la clonazione umana e la fecondazione artificiale, “è ora di superare la contrapposizione tra laici e cattolici”. Lo afferma al Sir mons. Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, anticipando alcuni contenuti dell’ottava Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita che si svolgerà dal 25 al 27 febbraio in Vaticano. Vi parteciperanno esperti da tutto il mondo per discutere sul tema “Natura e dignità della persona umana come fondamento del diritto alla vita – Le sfide del contesto culturale contemporaneo”. “La posizione della Chiesa riguardo al rispetto della vita di ciascun essere umano, dal concepimento fino al suo tramonto naturale – ha spiegato Sgreccia – risponde al rispetto di valori che sono radicati nella natura stessa dell’essere umano. So bene che una certa cultura libertaria e radicale sostiene che i cattolici si oppongono all’aborto perché si rifanno ad un sentimento religioso, ma questo non è esattamente vero”. Secondo mons. Sgreccia la risposta alla domanda se esista o meno “una morale valida per tutti gli esseri umani” risiede “nel rispetto del diritto naturale, che è precedente alla religione cattolica, e presente nel cuore di ogni uomo. La legge morale naturale è un principio che è valido per tutti e che presuppone un’alta concezione dell’uomo che va rispettato per la sua dignità intrinseca e per la difesa del suo vero bene”. In questo senso, precisa, la Chiesa “rifiuta ogni tentativo di clonazione umana”, la fecondazione artificiale “quando questa non tiene in giusta considerazione il ruolo del padre e della madre” e l’idea che la complementarità tra uomo e donna sia una differenziazione di tipo culturale: “Noi crediamo che la distinzione tra maschio e femmina sia di tipo naturale e che quindi vada riferita ad un fondamento anche giuridico che riconosca questa specificità naturale”.