“Dobbiamo tornare a disseminare ad ampie mani, a gettare semi nuovi senza troppo preoccuparci di sapere dove questi andranno a finire. Un progetto educativo scade dal suo ruolo se si limita a conservare e non si preoccupa di ricercare il nuovo, ma scade anche quando non riesce ad alimentare una nuova speranza nei cittadini, soprattutto se giovani”. Lo ha detto l’economista Stefano Zamagni, intervenendo al VII Convegno nazionale di Pastorale giovanile che si è aperto oggi (fino al 23) a Palermo, Isola delle Femmine, sul tema “Comunicare il Vangelo ai giovani in un mondo che cambia”. “Non basta lavorare ‘per’ le giovani generazioni – ha spiegato Zamagni agli oltre 400 delegati presenti – occorre lavorare ‘con’ esse” ed è necessario, pertanto, “sottoscrivere un patto credibile tra generazioni basato sul consenso”. Secondo l’economista occorre inoltre riflettere sul rapporto tra mondo della scuola e mondo del lavoro ripensando il modello educativo: “Si deve passare – ha concluso – da una concezione della formazione come ‘addestramento al lavoro’, all’idea di un progetto formativo al servizio della persona”. Per il sociologo Franco Garelli, i giovani oggi devono essere aiutati a “coltivare il senso di una vita interiore che apra al senso ultimo dell’esistenza”, formati “all’assunzione di responsabilità nei vari campi in cui sono chiamati a vivere”, sensibilizzati “all’idea e alla responsabilità della vocazione, del disegno di Dio nei loro confronti”. Ciò è particolarmente urgente in una società priva di riferimenti valoriali, nella quale i giovani “vivono un clima di incertezza e precarietà, soggetti a tensioni e contraddizioni”. Di qui l’urgenza di “incontrarli” offrendo loro prospettive alte, “per vari aspetti controcorrente rispetto alla cultura diffusa”, ma, si interroga il sociologo, non è proprio in questa caratteristica che risiede la forza di queste proposte e la loro capacità “di affermarsi nella società e produrre dei processi di maturazione nelle coscienze?”.