“Fateci esercitare sempre meno il ministero della giustizia”: è l’esortazione che il presidente del tribunale ecclesiastico regionale della Calabria Raffaele Facciolo, rivolge oggi ai sacerdoti chiedendo di curare la formazione evangelica degli aspiranti sposi, e denunciando, inoltre, una “spaventevole accelerazione di assimilazione dei contenuti” della “cultura del tempo che i mass media veicolano in modo continuo e sconvolgente”. Lo ha detto nella sua relazione ad apertura dell’anno giudiziario 2002, una constatazione supportata dalle cifre e dall’analisi delle cause trattate negli ultimi anni: 134 decise nel 2001 (contro le 100 del 2000), e 300 ancora pendenti a fine 2001. Su 134 cause 123 hanno avuto esito positivo, le restanti 11 negativo. Riguardo ai capi di nullità, negli ultimi tre anni in Calabria i matrimoni sono stati annullati soprattutto per “difetto di discrezione di giudizio, esclusione della prole e errore sulla qualità della persona”. Facciolo approfondisce i dettagli delle 32 cause annullate per “errore sulla qualità della persona”, ossia per il venir meno della qualità che ha determinato il consenso dell’altra persona. Tra le “qualità” cercate nel partner vi è la “capacità di costruire una propria famiglia senza l’interferenza della famiglia d’origine; l’idoneità di salute; la capacità e la volontà di procreare; il rispetto della propria persona; la moralità e la dignità della persona”. Viceversa sono considerate “carenze”: “la dipendenza psicologica dalla famiglia d’origine, la paura della paternità e il limitato senso di responsabilità; l’uso di alcool e droga; l’incapacità di avere figli; la cattiva amministrazione con disperato rifugio nella trappola dell’usura; aggressività, violenza e gelosia; sete di libertà e mancanza dei valori di famiglia; interventi chirurgici pregressi con effetti negativi per la procreazione; mancanza di equilibrio morale”. Dall’analisi di questi aspetti, osserva Facciolo, “si riscontra una parvenza di persona che è riuscita a non farsi leggere dentro, un partner insincero e capace di dissimulare”. Ecco perché, precisa, i giudici ecclesiastici sono chiamati a compiti “di alta sensibilità umana” nella ricerca della verità. A tutti gli operatori del tribunale viene richiesto inoltre “un supplemento d’anima”, aumentando i ritmi di lavoro per cercare di ridurre il numero delle cause pendenti, oltre 300.