SIR EUROPA: LEHMANN, PER UN’ETICA DELLA RICERCA (2)

A proposito della clonazione degli animali, tanto della pecora Dolly quanto del recente clone di gatto Copy-Cat, il card. Karl Lehmann ricorda che oggi “ci impadroniamo di altre forme di vita, le dominiamo e le utilizziamo in maniera spietata” e che “le forme più elementari della vita non possono essere una particella o un’appendice del progresso” e invita a non “dimenticare, soprattutto non nel laboratorio, che esse, in quanto tali sono un soggetto e meritano perciò protezione, e proprio per questo motivo non possono essere duplicate, non se ne può abusare, e infine ucciderle soltanto come oggetti”. Il mancato rispetto di queste norme ci porterà “alla fine a diventare noi stessi vittime di una stupida aspirazione alla convenienza e a soccombere prima o poi a una follia del poter fare priva di scrupoli, per quanto ovunque si faccia un gran parlare di etica e si istituiscano commissioni etiche.” Se, rileva Lehmann, queste “conseguenze disastrose non sono un risultato automatico”, d’altra parte “spetta ai politici la grande responsabilità di fissare norme, che devono accordarsi per prima cosa con la dignità dell’uomo” e proprio per questo “le chiese rimarranno vigili avvocati della vita e in particolare dell’uomo”; infatti “un scienza altamente specialistica che non pensa in contesti più ampi e non si riconosce nel significato di un rapporto tangibile con la vita, può facilmente incorrere in errore, se sfugge alla riflessione etica e si sottrae al controllo.”