“La scienza può certamente dare spiegazioni alla fede ma non scalzarla né svuotarla”. Con queste parole il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha ribadito ieri, nell’omelia durante la celebrazione d’apertura dell’assemblea dei vescovi in corso a Stoccarda, il rapporto tra religione e scienza in questo momento in cui in Germania è particolarmente vivace il dibattico sulla bioetica. L’importanza della ricerca non va sottovalutata perché “ogni vera ricerca è innanzitutto una teoria senza secondi fini”, costellata, nel corso del processo di verifica da lunghe fasi “buie”. Al momento attuale, nel settore della sperimentazione in campo biomedico, “la ricerca e l’applicazione convivono strette, fianco a fianco” e “in effetti è sempre in agguato il pericolo di ricercare per convenienza ed utilità, subordinando tutto il resto a questi interessi”. Un approccio di questo genere “alla realtà diventa più che mai rischioso quando entrano in gioco anche lo sfruttamento e la commercializzazione economica”, e questo in quanto, sottolinea il cardinale “gli interessi economici in sé non sono biasimevoli, ma devono essere trasparenti alla pubblica opinione e rimanere costantemente verificabili per la loro portata etica”.In questa concezione trova spazio anche una “corretta comprensione della libertà della ricerca, che deve riconoscere fin dal principio il proprio confine nella dignità, e di conseguenza nell’intangibilità della vita umana, soprattutto nel momento della prassi”. (segue)