Per l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione “non si chiedono sconti né privilegi”, ma soltanto che si invii “al più presto” alla Camera il disegno di legge sullo statuto giuridico degli insegnanti di religione, approvato dal ieri Consiglio dei Ministri. A parlare è don Vittorio Bonati, responsabile del settore Insegnamento della religione cattolica (Irc) dell’Ufficio catechistico della Cei, che manifesta al Sir “piena soddisfazione” per l’impegno preso dal governo, in base al quale è prevista l’immissione in ruolo del 70% per cento degli oltre 20 mila insegnanti di religione attualmente nella scuola. “Già nella passata legislatura – sottolinea Bonati, ricordando che il governo si era impegnato fin dal 1985 sulla questione dello stato giuridico degli insegnanti di religione – il provvedimento era giunto a metà del guado, ma irrigidimenti ideologici ne hanno impedito la sua positiva conclusione”. In questa legislatura, invece, “il governo ha assunto l’iniziativa presentando un proprio disegno di legge che si auspica proceda nel modo più celere possibile”, approdando alla Camera. Secondo Bonati, inoltre, “i due nodi relativi alle modalità concorsuali e ai titoli per parteciparvi – che avevano impedito nella passata legislatura la conclusione del provvedimento – sono stati risolti con il rinvio per il primo alle norme generali dell’amministrazione scolastica e per il secondo al testo dell’intesa tra Cei e Ministero della Pubblica Istruzione”. Questo significa, conclude Bonati, che “non si chiedono sconti né privilegi per l’immissione in ruolo per gli insegnanti di religione”: la Cei, del resto, “è consapevole che la riforma del riordino dei cicli scolastici comporterà un loro innalzamento” ed auspica che “non sia il punto su cui anche questo provvedimento si areni”.