PROCESSO A MILOSEVIC: GOSGNACH (LA VITA CATTOLICA DI UDINE), “ALLA SBARRA LA CATTIVA COSCIENZA DELL’EUROPA”

Il processo dell’Aja rischia di essere solo una copertura “per coprire il bilancio fallimentare della politica internazionale nei confronti dei Balcani”. E’ il parere di Ezio Gosgnach, direttore del settimanale della diocesi di Udine “La Vita Cattolica”, che interviene in merito al processo a Slobodan Milosevic che si è aperto in questi giorni all’Aja. A suo carico vi sono quaranta imputazioni per crimini di guerra, ventuno per crimini contro l’umanità, due per genocidio, reati commessi tra il 1991 e il 1999 in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo. “Davanti al tribunale internazionale alla sbarra c’è, dunque, la cattiva coscienza dell’Europa e degli Usa – sostiene Gosgnach -, le cui cancellerie ben conoscevano i folli disegni di ‘Slobo’, ma lo hanno a lungo assecondato nella speranza che potesse diventare il nuovo Tito capace di tenere unita la federazione jugoslava, se non con le buone almeno con le cattive maniere. Come dimenticare che ancora nel 1995, quando si erano già consumate le tragedie della Croazia e della Bosnia, era considerato fattore di pace e stabilità e per questo ossequiato dai governi occidentali?” Gosgnach ricorda che Milosevic ha ancora molti sostenitori, in Serbia e altrove, mentre altri criminali riconosciuti autori delle stragi non sono ancora stati arrestati. Intanto, però, il quadro generale della regione “è drammatico”: In Kosovo, osserva Gosgnach, “alla pulizia etnica dei serbi nei confronti degli albanesi si è sostituita quella degli albanesi nei confronti dei serbi”, la ricostruzione “non decolla, l’economia è inesistente, la democrazia è poco più di un concetto astratto” mentre “prosperano le attività criminali e la provincia è diventata il paradiso di contrabbandieri e trafficanti di armi, droga, prostituzione”. In Bosnia-Erzegovina “la prospettiva della pacificazione e della convivenza appare ancora molto lontana”, in Serbia “le tensioni politiche interne e le difficoltà economiche non lasciano presagire nulla di buono” e anche in Macedonia la situazione “è lungi dall’essere tranquilla”. Per questo, “lo spettacolare processo all’Aja – conclude – rischia di essere nient’altro che una foglia di fico per coprire il bilancio fallimentare della politica internazionale nei confronti dei Balcani”.