CARD. RUINI: L’ARTE DEVE DI NUOVO “PARLARE IL LINGUAGGIO DELLA FEDE”

Visto “l’enorme patrimonio che l’arte, e in particolare, cristiana, ha ereditato dal passato”, la Chiesa non può limitarsi a “vivere di rendita”, ma deve “porsi la domanda se l’arte oggi sa ancora parlare il linguaggio della fede”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, concludendo oggi, a Roma, il convegno su “Il creato, santuario di Dio”, organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi in collaborazione con il Servizio Cei per il progetto culturale e il quotidiano “Avvenire”. Rispondendo alle domande dei partecipanti, il cardinale ha affrontato, tra gli altri, il tema dello “stato” dell’arte sacra nel nostro tempo, di cui alcuni commentatori laici hanno sancito il “tramonto”. “Un certo ‘svuotamento’ dell’arte per privilegiare il valore della povertà – ha fatto notare Ruini – è ormai un condizionamento pesante che appartiene al passato. Il problema, oggi, è quello di riuscire ad avere rappresentazioni di arte sacra autentica del nostro tempo”. La “sfida”; dunque, è quella a “parlare il linguaggio della fede” nei vari campi artistici, comprese le “nuove chiese” che si stanno costruendo in diverse grandi città, come Roma. Nelle conclusioni del convegno, Ruini si è soffermato sul tema del pellegrinaggio: “Oggi – ha fatto notare – il pellegrinaggio in Terra Santa è il più difficile per la situazione internazionale, ma ha una formidabile capacità di unire fede e cultura e di toccare globalmente la vita delle persone”. Il pellegrinaggio, ha aggiunto il cardinale, è “una parabola della nostra esistenza”: è “una ricerca del senso della propria vita” che “non si ferma, ma che riporta al cuore della propria condizione”. Essenziale, ha concluso Ruini, è il “ritorno a casa, alla realtà del quotidiano”, che è “il momento più significativo di quanto si è vissuto nel pellegrinaggio”.