La vita è un dono prezioso e questa convinzione ha ispirato i cristiani di tutti i tempi a dare una testimonianza significativa a tutti dell’amore di Dio proteggendo ed assistendo i malati, che sono i membri più deboli della società. Così si esprimono oggi, nella lettera pastorale “Conservare la vita: la cura nella fase finale della vita” in occasione della giornata mondiale del malato, i vescovi della Conferenza Episcopale del Nord-Europa, che raccoglie i rappresentanti della Chiesa cattolica di Norvegia, Svezia, Danimarca, Islanda e Finlandia. “Speriamo che questo nostro scritto contribuisca a suo modo a promuovere un ‘cultura della vita’ nei paesi del Nord Europa, ma soprattutto speriamo che promuova il rispetto per l’uomo, che è stato creato a immagine di Dio, redento in Cristo e chiamato alla vita eterna”. Con queste parole, al termine del documento i vescovi ribadiscono il loro tenace attaccamento alla cura dei malati fino alle fasi finali della vita, nonostante “il rispetto per l’inviolabilità e il pari valore umano” che l’uomo debole ha siano “valori messi oggi in forse da interessi politici e scientifici di vedute corte, e da idee che isolano le persone dalla collettività”. In una società dove “l’atteggiamento individualista, che tra le altre cose difende il diritto all’eutanasia, prescinde dalla personalità altrui”, si deve prestare tutta l’attenzione dovuta alla richiesta di un aiuto a morire, “non nel senso che il paziente debba essere ucciso, bensì standogli accanto nel processo che lo porta alla morte, fino a che egli giunge a separarsi in maniera naturale dalla propria vita e arriva nelle mani di Dio.” “La morte è un fenomeno naturale, che deve essere accettato da tutti, quando è giunto il momento, e che in conclusione rappresenta la porta di una nuova vita con Dio, ma” affermano i vescovi “fino a che viviamo ci troviamo dentro la vita, dono meraviglioso di Dio, al cui servizio siamo chiamati, non da ultimo servendo i nostri fratelli e sorelle gravemente malati. Insieme al papa respingiamo la ‘cultura della morte'”.