UTERO ARTIFICIALE: DOLDI (TEOLOGO MORALISTA), “LA PERSONA NON È UN PEZZO DI RICAMBIO”

“Bisogna reagire nei confronti di una ricerca che riduce sempre più la persona a pezzi di ricambio e non è capace di leggerne la sua trascendenza, il suo significato spirituale” e la dimensione “della procreazione e della maternità”. E’ il parere di don Marco Doldi, teologo moralista, in una nota che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir bisettimanale, a commento del primo “utero artificiale” destinato ad accogliere un embrione umano, realizzato da un gruppo di ricercatori del Centro di Medicina Riproduttiva della Cornel University (Usa). Doldi critica innanzitutto l’utilizzo degli embrioni e la loro soppressione, necessaria a verificare l’ipotesi di “poter stabilire la capacità nutritiva dell’utero artificiale”: “C’è seriamente da dubitare sulla bontà e sulla necessità di una ricerca che chiede tali costi in termini di vite umane” commenta Doldi, chiedendosi se l’utero artificiale sarà “un organo da impiantare nel grembo materno o qualcosa di totalmente artificiale, capace di far nascere un bambino”. “Intuiamo, però, che questo sviluppo della medicina riproduttiva avrà conseguenze non trascurabili sul piano della relazione fondamentale tra il feto e la madre – afferma -. Sappiamo che la vita prenatale è intessuta da fitti messaggi tra il figlio e la madre, al punto da parlare di un’esperienza relazionale del feto: se la natura ha previsto questo, la sua cancellazione non potrebbe essere un danno per l’uomo che deve nascere?” Doldi ricorda, ancora una volta, “che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente lecito, perché l’uomo ha in sè qualcosa di più, rispetto ad una macchina”. “Forse qualcuno pensa che costruire un utero artificiale significhi preparare un pezzo di ricambio per un organo non funzionante – osserva -. Ma, anche se si giungesse al punto da creare un organo che biologicamente funzioni alla perfezione, anzi, ancora meglio di quello della donna, non potremo mai, e su questo ne siamo certi, creare un sistema artificiale che sostituisca le relazioni spirituali della persona, relazioni fondamentali per tutta l’esperienza umana, fin dagli inizi”. “C’è da respingere l’idea che tale scienza possa costituire un reale aiuto per l’umanità – conclude -, in particolare per le donne che non possono concepire un figlio naturalmente. Forse più realisticamente tutto questo rivela il desiderio di un’équipe medica di arrivare là dove nessuno era ancora arrivato. Sì, il desiderio tanto antico e di sempre di farsi un nome!”