REGOLARIZZAZIONE DEL LAVORO DELLE COLLABORATRICI FAMILIARI STRANIERE: API-COLF E ACLI-COLF CHIEDONO CORRETTIVI

La prospettiva di una imminente regolarizzazione del lavoro delle colf straniere, a seguito dell’emendamento presentato dal governo alla legge sull’immigrazione in discussione la prossima settimana al Senato, suscita qualche domanda tra due organismi cattolici che si occupano da decenni del lavoro domestico. “Siamo contenti per questo annuncio – dice al Sir mons. Giovanni Celi, consulente ecclesiastico nazionale dell’Api-Colf (oltre 10 mila iscritte, in larga parte dei paesi extra-Ue) – ma riteniamo che accanto ai vincoli previsti, quali il pagamento di tre mesi di contributi arretrati e la regolarizzazione del contratto di lavoro, occorra anche prevedere un congruo periodo di formazione professionale. Se tale formazione è obbligatoria per lavori come i parrucchieri o gli idraulici, dovrebbe, a maggior ragione, esserlo per il servizio alla persona, che possiede grandi risvolti educativi, sanitari ed etici”. Secondo Lidia Obando, responsabile nazionale del servizio Acli Colf, che ha oltre 5 mila iscritte, prima dirigente nazionale straniera (è originaria del Nicaragua) a ricoprire un tale incarico, “uno dei traguardi da raggiungere consiste nel superamento della doppia clandestinità derivata dal lavoro sommerso e da ingressi irregolari. Ciò, tuttavia, non deve tradursi in misure punitive e sanzioni pecuniarie per famiglie popolari e lavoratori immigrati. Non vorremmo, cioè, che si innescasse un meccanismo che obblighi entrambe le parti a pagare costi inesigibili e pregressi, ricacciando nella clandestinità lavoratrici che altrimenti avrebbero accesso al permesso di soggiorno”. In Italia le lavoratrici che svolgono servizi alla persona (lavori domestici, assistenza ad anziani e ammalati, colf per bambini piccoli) si calcola siano circa un milione. Di queste solo un venti per cento sono regolarmente assunte dalle famiglie. Il meccanismo previsto dall’emendamento governativo consiste nella denuncia del rapporto di dipendenza in prefettura e nel pagamento dei contributi previdenziali dei tre mesi precedenti. Entro 10 giorni dal permesso temporaneo va stilato il contratto di lavoro, pena decadenza della sanatoria.