CARITAS ITALIANA: UNA LETTERA ALLE ISTITUZIONI “PER RICORDARE I CONFLITTI DIMENTICATI”

“Negli anni ’90 si sono registrate 56 guerre in 44 Paesi. Il 90% delle guerre dopo il 1945 ha avuto luogo nei Paesi poveri. A pagarne il prezzo maggiore sono stati degli innocenti: 2 milioni di bambini morti dal ’90 al 2000; 27 milioni di morti tra i civili dal dopoguerra ad oggi (il 90% del totale delle vittime); 35 milioni di rifugiati”. Sono dati contenuti in una lettera inviata dalla Caritas italiana alle massime autorità istituzionali e politiche, Ciampi, Berlusconi, Pera e Casini, frutto di un’indagine sui conflitti dimenticati, già presentata lo scorso gennaio, che mette a fuoco le responsabilità di scuola, informazione (pubblica e privata) e politica estera. “Le istituzioni politiche hanno la responsabilità di cambiare rotta” si legge nella lettera che lamenta “una scarsa attività, soprattutto preventiva, dei governi nei grandi e piccoli scenari di crisi a livello internazionale”. Riferendo i dati dell’indagine la Caritas ricorda che “il ruolo della comunità internazionale di fronte a situazioni di guerra o di grave conflitto”, deve “essere quello della mediazione politica preventiva e dell’adozione di soluzioni non-violente”. In questa fase di ridefinizione della politica estera , secondo la Caritas, occorre inoltre non limitarsi “ad azioni di conservazione o miglioramento del proprio benessere, magari a scapito di quello altrui, senza un’analisi sulle profonde motivazioni che sono alla base di determinate cause di conflitti e di instabilità sociale, politica ed economica”. Perché maturi una decisa volontà di intervenire per prevenire le guerre, “è sempre più necessario anche un alto livello di attenzione pubblica”. L’analisi dell’informazione radiotelevisiva nel periodo gennaio 99 – giugno 01 conferma, infatti, l’esistenza di conflitti dimenticati da parte dei media italiani. Ed è per questo che a partire dalle proposte di riforma del servizio pubblico radiotelevisivo e dalle nomine in corso, la Caritas chiede alle autorità italiane che si facciano “garanti di una corretta e completa informazione”. Infine, ricorda la lettera, “è chiaro che nel lungo periodo, il compito di educare spetta in primo luogo alla scuola”. E dunque occorre che il processo di riforma della scuola consideri come priorità “educare a percorsi di cittadinanza e mondialità” le nuove generazioni, sensibilizzandole verso “ciò che avviene al di fuori dei confini italiani ed europei”.