L’ “eventualità” di aprire a breve un casinò sul territorio comunale di Rimini è “fonte di forti preoccupazioni”: lo dice il consiglio pastorale diocesano che si è riunito ieri sera. “Se per alcuni il casinò può costituire il miraggio di un guadagno facile e per altri l’occasione di arricchirsi con attività collaterali – afferma la dichiarazione diffusa questa mattina dall’ufficio stampa diocesano – per la popolazione non sarà certo il migliore investimento, né favorirà il bene comune … E’ dal lavoro onesto che viene la giusta remunerazione”. Il documento del consiglio pastorale di Rimini va ad aggiungersi, in questi ultimi mesi, ai diversi allarmi lanciati da associazioni, diocesi, centri anti-usura in ogni parte d’Italia, a seguito dell’apertura delle prime sale per il Bingo ( ne sono previste circa 800) e di una ventina di casinò (le città candidate sono state ben 75). Dal consiglio pastorale di Rimini viene infatti la considerazione che “il gioco d’azzardo ha inevitabilmente le sue vittime, favorisce l’usura e lo strozzinaggio. Per i frequentatori è facile perdere ingenti somme di denaro, mettere a repentaglio persone e famiglie, provocandone il dissesto economico …”. Da un’indagine recente sul fenomeno del gioco è emerso, in effetti, che la famiglie media italiana dissipa ogni anno per le sole attività lecite circa 900 euro (1,8 milioni di lire). Senza contare – prosegue il documento riminese – le “vere patologie e dipendenze che costituiscono, in definitiva, anche un onere per gli stessi enti pubblici e per tutta la società”. La considerazione conclusiva del documento è rivolta agli amministratori pubblici, perché sostengano scelte volte a “un corretto sviluppo economico e sociale … portatrici di promozione umana e di stili di vita positivi”.