“Il dibattito sulla ‘globalizzazione dal volto umano’ si diffonde nella Chiesa. E questo grazie anche alla mobilitazione della società civile”, osserva Jacques Berset, redattore capo dell’agenzia di stampa cattolica svizzera, Apic/Kipa, nell’editoriale che sarà pubblicato sul prossimo numero di SirEuropa. “Rimane, tuttavia, molto da fare – prosegue Berset – affinché tutti i credenti si persuadano che ‘un altro mondo è possibile’, per riprendere lo slogan del Forum sociale mondiale, e agisca di conseguenza. Cominciando, ad esempio, da una condivisione dei beni. Si tratta soprattutto di approfondire il pensiero sociale cristiano prendendo in considerazione il carattere finanziario dell’economia”.” “”Il problema principale è quello della giustizia”, osserva Frank Ronge, responsabile dell’Ufficio per i problemi sociali della Conferenza episcopale tedesca e incaricato dei rapporti con l’Unione europea, in un’intervista pubblicata sullo stesso numero. “Governare la globalizzazione – spiega Ronge – come ha scritto la Commissione degli episcopati della comunità europea in un recente documento su questo tema, non significa cercare di limitarne a tutti i costi gli effetti, bensì adoperarsi perché tutti possano accedere ai benefici che comporta. Altrimenti la globalizzazione da opportunità di crescita diventa grave fattore di squilibrio e disuguaglianza”. ” “D’altronde, afferma, “nessuno può essere considerato un vincitore o un vinto nel processo di globalizzazione. Dobbiamo chiederci invece come offrire ai perdenti la possibilità di rialzarsi. Le Chiese hanno il compito di ricordare continuamente che il vero obiettivo della globalizzazione deve essere quello di offrire pari opportunità di sviluppo e di crescita anche ai più poveri. Le Chiese hanno titolo e competenza per fare questo perché sono state tra le prime ‘agenzie globali’ dell’umanità”.” “