ECONOMIA: S. FONTANA, “PORTO ALEGRE E NEW YORK DEVONO DIALOGARE”

Il “pericolo maggiore” è che il Social Forum di Porto Alegre e il Forum economico mondiale di New York diventino “icone di due modi incompatibili di guardare la globalizzazione e lo sviluppo dei popoli. C’è invece bisogno di riavvicinarli, non forzatamente dall’esterno, ma valorizzando le loro incompletezze ed anche le loro involontarie convergenze”. E’ l’opinione di Stefano Fontana, studioso della dottrina sociale della Chiesa, che dedica a questi due eventi una riflessione che apparirà sul prossimo numero del Sir. “La tendenza no-global dei Social Forum – scrive Fontana – rischia di essere profetica ma disincarnata. Il pericolo è di proporre esigenze etiche la cui realizzazione non passa attraverso la razionalità economica. Belle cose, ma per un’umanità di santi”. La tendenza dei Forum economico mondiali è, al contrario, di “considerare prioritaria la crescita economica”, senza però tenere presente che “negli ultimi 40 anni almeno 49 guerre civili siano state causate dalle estreme disuguaglianze sociali”. Dunque, osserva Fontana, “i Social Forum fanno bene a denunciare che spesso le teorie liberoscambiste dei paesi ricchi sono molto protezionistiche”, ma “la risposta non può essere la chiusura al commercio mondiale e la demonizzazione della globalizzazione”. Da parte loro invece, i Forum economico mondiali devono dare “risposta anche a questi interrogativi e non nascondersi dietro lo scudo della crescita economica comunque. Una ripresa economica dei paesi poveri staccata dalla crescita sociale ed umana – conclude fontana – è una effimera illusione. La pesantissima crisi argentina sta dimostrando che il venir meno del capitale sociale e della comunità come risorsa può provocare disastri economici”.