Sono oltre 670 mila i rifugiati serbi nei Paesi europei: la Jugoslavia conta oggi il più alto numero di rifugiati e sfollati in Europa, dei quali più di centomila sono fuggiti durante la guerra in Kosovo e non sono ancora rientrati nelle proprie case. Intanto in Jugoslavia (con un inflazione che galoppa oltre il 40%, quasi 800 mila disoccupati e un terzo della popolazione che vive sotto la soglia di povertà) l’economia stenta a risollevarsi dopo gli anni dell’embargo Queste alcune cifre fornite dalla delegazione della Caritas italiana appena rientrata da un viaggio in Jugoslavia, dove l’organismo ecclesiale è presente da alcuni anni in tutte le sette diocesi di Serbia e Montenegro, anche grazie al coinvolgimento di alcune Caritas diocesane italiane “gemellate” con le realtà jugoslave. “Sostenere la crescita della Caritas Jugoslavia, promuovere lo sviluppo di attività assistenziali”, queste alcune delle attività della Caritas italiana, come spiega il direttore, don Vittorio Nozza, in una intervista che verrà pubblicata nel prossimo bisettimanale del Sir: “Gli ambiti di intervento sono vari e articolati: dall’assistenza diretta della prima fase di emergenza alla promozione socio-economica, all’aiuto a famiglie in difficoltà. Ma non si tratta solo di aiuti di natura materiale o finanziaria. Stiamo cercando di costruire le premesse che permettano alla Caritas locale di camminare in futuro con le proprie gambe. E’ un intervento ampio e impegnativo: nel 2001 abbiamo speso poco meno di un milione di euro”. La Caritas intrattiene rapporti anche con la Chiesa Ortodossa di Serbia, attraverso il sostegno alla ricostruzione del seminario ortodosso di Nis e azioni di dialogo e collaborazione, anche sul piano culturale.