NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana – La cronaca della guerra e del sangue non concede tregua. Eppure, proprio mentre si susseguono le notizie sugli attentati e le rappresaglie, mentre la Terrasanta sembra sempre più avvitata in una spirale senza apparente soluzione, Giovanni Paolo II rilancia il messaggio di Assisi. “Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore!”, ha detto all’Angelus. Ed ha aggiunto: “Questo è il solenne appello che, insieme con i responsabili di varie religioni, ho rivolto agli uomini del nostro tempo, respingendo con forza la tentazione di risolvere i gravi problemi dell’umanità con l’uso delle armi e della violenza. Abbiamo così posto un’altra pietra miliare nel cammino di costruzione della civiltà della pace e dell’amore”.
Tutti sono stati bene ad Assisi, tutti si sono sentiti a proprio agio, accolti e valorizzati. L’incontro di preghiera di Assisi è riuscito, al di là delle stesse attese, anche se stride con gli eventi in Terrasanta, con la realtà dalle troppe guerre “dimenticate” o dichiarate che si combattono in decine di stati. Tuttavia ci ha aperto gli orizzonti, ha levato, anche se solo per un momento, quella cappa che sembra gravare sulla storia di questo inizio di secolo. Ha dato ulteriore concretezza a quella spinta verso la “civiltà dell’amore”, che non è utopia, ma investimento convinto per il futuro.
Per questo occorre continuare a pregare, ma anche interrogarsi criticamente. Sono, religione e politica, in particolare la politica internazionale, due parallele destinate a non incontrarsi mai, oppure è vero che senza riconoscere il ruolo delle religioni e la libertà religiosa, oppure all’opposto, strumentalizzando la religione, non si arriva che a incancrenire i conflitti? La marginalizzazione e la strumentalizzazione della religione sono due facce della stessa medaglia, sono l’espressione di una ipotesi di sviluppo che, materialista nella sostanza, strutturalmente prevede e comporta orizzonti di violenza, magari sottilmente differenziate per il nord e per il sud, per le società sviluppate e per quelle sottosviluppate? Ritornano vecchie letture della modernità, a misura di un mondo globalizzato e disorientato: “Ci vuole un Dio per tutti, ma privato, intimo – ha ripetuto Edgard Morin in una intervista appena pubblicata sul Corriere della Sera. “Un Dio, magari, chiuso in un armadio”. La marginalizzazione, come la strumentalizzazione della religione sono funzionali ad orizzonti bassi e chiusi, sono contro gli interessi veri della “famiglia delle nazioni”. Bisogna invece aprirli, questi orizzonti, spalancare le porte, per fare respirare a tutti frutti veri di pace e di giustizia.