Perché non utilizzare il metodo antico della “palabre” – il colloquio con i capi tribù nei quali si impara l’arte del rispetto dell’avversario -, come avviene in Benin, per risolvere i conflitti interpersonali e sociali e portare la pace nel mondo? E’ il suggerimento avanzato da Amadou Gasseto, grande sacerdote della religione tradizionale africana del “Vodun Avélékété”, che ha portato la sua testimonianza davanti al Papa e ai 250 responsabili delle altre religioni riuniti oggi ad Assisi per pregare per la pace. Come rappresentante delle religioni tradizionali africane Gasseto ha richiamato l’importanza di “mantenere una grande coesione fra gli uomini e la natura” attraverso “il mantenimento dell’ecosistema e un grande equilibrio all’interno della società”, perché “non si può parlare oggi di pace senza il rispetto di questo mondo, lasciato in eredità dagli antenati”. “Si tratta di riparare il male che è stato fatto contro la creazione dell’uomo – ha detto -, chiedere perdono agli spiriti tutelari delle zone che sono state toccate dalla violenza e dal male commesso dall’uomo e domandare perdono, celebrare sacrifici riparatori e purificatori al fine di restaurare la pace”, come avveniva nei tempi antichi in Benin, “quando rispettando questa prassi il Paese godeva della pace e dei benefici della natura”. Anche dall’India è giunto un invito a “mantenere l’equilibrio e l’armonia all’interno e all’esterno” e a non considerare la religione come “bigottismo”: Didi Talwalkar, studentessa induista della famiglia (parivar) Swadhyaya, ha spiegato quanto nella sua tradizione sia fondamentale l’interrelazione “dell’io con l’altro e l’energia divina”, che permette di “espandere la consapevolezza personale da un’esistenza chiusa in se stessa a una relazione con il divino”: “Tale divinizzazione degli esseri umani ci dà un senso del valore della vita”, ha precisato, e con questa comprensione “le molteplici appartenenze cessano di essere fonti di conflitto”. I buddisti, tramite Geshe Tashi Tsering, rappresentante del Dalai Lama, hanno testimoniato la loro presenza con una preghiera: “Possa io divenire in ogni momento, ora e sempre, un protettore di quanti sono senza protezione, una guida per coloro che hanno perso la via, una nave per quanti devono solcare gli oceani, un ponte per coloro che devono attraversare i fiumi…” Dopo le testimonianze le diverse religioni si sono ritrovati in dieci sale diverse del Sacro Convento per pregare ciascuno secondo la propria tradizione.