INCONTRO DI ASSISI: CARD. RUINI, LA LIBERTÀ RELIGIOSA NON È “SINCRETISMO”

La libertà religiosa “è il contrario del sincretismo”: è “la via sulla quale ogni religione è chiamata ad avanzare”, per “contribuire alla pace e all’amicizia tra i popoli” ed “essere all’altezza delle sfide morali che sono poste alla coscienza umana” in un tempo in cui “i compartimenti stagni tra i popoli e le culture vengono progressivamente a cadere”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi, a Roma, i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani. Riferendosi all’imminente incontro di Assisi, al quale il Papa ha invitato i rappresentanti delle religioni mondiali, Ruini ha citato la Terra Santa, “dove la spirale degli attentati terroristici e delle rappresaglie militari si aggrava sempre di più, in un tragico crescendo che sembrerebbe non lasciare speranze”. Di qui l’intento dei vescovi italiani – che anticiperanno la chiusura del Consiglio permanente proprio per partecipare all’incontro di Assisi – di unirsi alle preghiere di Giovanni Paolo II, che già nel recente discorso al Corpo diplomatico aveva ricordato “sia il diritto del popolo israeliano a vivere nella sicurezza sia l’ingiustizia di cui il popolo palestinese è vittima da più di cinquant’anni”. Ma esiste anche “il diritto dei cristiani a continuare a vivere e a testimoniare la propria fede in quelle terre”: per Ruini, “non saranno le armi a sciogliere questi nodi e a garantire efficacemente questi diritti”, ma soltanto “il rispetto dell’altro e delle sue legittime aspirazioni, l’applicazione del diritto internazionale, l’evacuazione dei territori occupati e uno statuto internazionalmente garantito per le parti più sacre di Gerusalemme”. Analizzando lo scenario mondiale dopo i fatti dell’11 settembre, il presidente della Cei ha ribadito che esiste “un diritto a difendersi dal terrorismo”, vero “crimine contro l’umanità”, ma anche un impegno delle religioni a per la “pedagogia del perdono”: Assisi può diventare l’inizio di questa strada, anche attraverso, come auspica il Papa, “una condanna pubblica del terrorismo, rifiutando a chi se ne rende partecipe ogni forma di legittimazione religiosa o morale”.