Il 90% delle guerre dopo il 1945 ha avuto luogo nei Paesi poveri. A pagarne il prezzo maggiore sono stati degli innocenti: 2 milioni di bambini morti dal ’90 al 2000; circa 27 milioni di morti tra i civili dal dopoguerra ad oggi (il 90% del totale delle vittime); 35 milioni di rifugiati. Sono alcuni dei dati contenuti in una ricerca curata dalla Caritas Italiana in collaborazione con le riviste “Famiglia Cristiana” e “Il Regno”, col supporto scientifico di F. Strazzari e G. Giacomello dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. La ricerca che verrà pubblicata nei prossimi mesi, sarà anticipata martedì 22 gennaio a Roma (nella sede di Famiglia Cristiana, via della Conciliazione, 22) nel corso di un incontro al quale parteciperanno mons. Benito Cocchi, presidente della Caritas Italiana, don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana” e padre Lorenzo Prezzi, direttore de “Il Regno”. Esistono guerre di “serie A” e guerre di “serie B”? In che misura Istituzioni, mass-media, opinione pubblica, Chiesa cattolica si “dimenticano” o rischiano di dimenticarsi di alcuni conflitti? Sono alcuni degli interrogativi ai quali la ricerca ha cercato di dare una risposta. Lo studio include anche un sondaggio curato dalla Swg da quale emerge che l’opinione pubblica non è sufficientemente informata sulle guerre in corso e sulle ragioni che le determinano. Eppure i dati confermano una realtà drammatica: negli anni ’90 si sono registrate 56 guerre (conflitti armati con più di 1.000 morti) in 44 Paesi, in massima parte deflagrazioni civili combattute per il controllo del governo o del territorio. La Ricerca si concentra in particolare su alcuni conflitti (Angola, Colombia, Sierra Leone, Sri Lanka, Guinea Bissau ), paragonati ad altri (Kosovo, Palestina) e rileva come e quanto nel tempo siano stati posti al centro dell’attenzione dei principali attori sociali.