Un appello al ministro della Giustizia Roberto Castelli è stato rivolto oggi dall’Aibi (Associazione amici dei bambini) affinché intervenga presso i tribunali italiani per garantire “il diritto di ciascun bambino alla famiglia, senza distinzione di sesso, etnia, età, lingua e religione come sancito dal nostro Parlamento nella nuova legge 149/01”. Prosegue infatti, spiega il presidente di Aibi, Marco Griffini, “la polemica sui decreti razzisti”, provvedimenti emessi da alcuni magistrati per scoraggiare l’adozione di bambini di colore. Sono più di venti le denunce pervenute negli ultimi mesi all’Aibi, soggetto autorizzato ad operare nell’ambito dell’adozione internazionale, da coppie di aspiranti genitori che riscontrano nei decreti di idoneità rilasciati dai tribunali competenti al termine della pratica di adozione internazionale alcune limitazioni non richieste e del tutto in contrasto con la suddetta legge sull’adozione internazionale. “Di nazionalità europea”, “di origine europea”, “di razza bianca e senza handicap”, “con tratti somatici europei”: sono, affermano i genitori, limitazioni da essi non richieste e inserite arbitrariamente dai giudici. “Siamo sconcertati – commenta Griffini – la legge assegna ai magistrati il ruolo di valutare e selezionare le coppie più idonee ad accogliere un bambino straniero; con questi decreti razzisti, i tribunali si limitano ad essere dei concessionari di bambini”.