“Un’ingiustizia” e “un errore di prospettiva” la “marginalizzazione delle religioni” nel processo di riforma dell’Unione europea e di preparazione della Costituzione europea, aveva detto il Papa lo scorso 10 gennaio rivolgendosi al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. “Le preoccupazioni che ci stanno a cuore – spiega al riguardo mons. Attilio Nicora, delegato della Presidenza Cei per le questioni giuridiche e vicepresidente della Commissione degli episcopati della comunità europea – sono riassumibili in tre punti. Il primo aspetto dovrebbe essere il chiaro riconoscimento del diritto alla libertà religiosa. Questo è già nella Carta dei diritti fondamentali, che però non ha diretta valenza giuridica. Sarebbe invece opportuno che il diritto alla libertà religiosa trovasse un suo spessore di diritto propriamente ‘comunitario’. ” “”In secondo luogo – prosegue Nicora, nell’editoriale che sarà pubblicato sul prossimo numero di SirEuropa – il diritto alla libertà religiosa dovrebbe essere previsto non solo come diritto che abbraccia le espressioni personali e quelle collettive, intese come somma di individui, ma anche come diritto di cui godono le confessioni religiose e che si traduce in una piena autonomia organizzativa e in un’ampia possibilità di espressione nell’ambito della vita sociale secondo la propria identità: occorre cioè riconoscere anche le confessioni come soggetti della libertà religiosa”. (segue)” “