La tentazione di punire più gravemente i minori è “una scorciatoia al problema” ed una soluzione al fenomeno della devianza minorile “profondamente iniqua” perché va colpire “l’anello più debole” della società. Ad affermarlo in una intervista al Sir è Pasquale Andria, giudice del Tribunale per i minorenni di Salerno che così commenta l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal procuratore generale della Cassazione Francesco Favara. “L’utilizzo del minore, o comunque del soggetto debole, da parte di delinquenti adulti per l’esecuzione dei reati – osserva il giudice – è un fenomeno ormai è noto che avviene a vari livelli, compreso l’utilizzo dei minori da parte di vere e proprie organizzazioni criminose anche di stampo mafioso e camorristico. E’ un fenomeno che a mio giudizio va contrastato non certamente inasprendo le pene per i minori ma punendo più gravemente gli adulti che utilizzano i minori e impedendo che questo avvenga”. “Le pene – aggiunge Andria – esistono. Ma bisogna fare molto di più”. Ma ciò che più preoccupa il giudice è la tendenza diffusa nel dire che “i minori sono scarsamente puniti e che esiste una legislazione troppo indugenziale nei confronti dei minori. Questo secondo me non è vero. E comunque non si può risolvere il problema della devianza minorile in termini di pura e semplice repressione, per giunta esercitata nei confronti dell’anello più debole della catena, quando sappiamo che l’origine del male non sta lì e quindi la reazione punitiva dello Stato non va indirizzata in questa direzione”. Nell’intervista, il giudice richiama anche la necessità di “promuovere una serie di azioni di politica sociale e di prevenzione”. “Non è uno scarica barile – precisa – perché anche la giustizia deve fare la sua parte”. Ma la soluzione vera al problema nasce dalla “sinergia in cui ciascuno è chiamato a fare la sua parte dentro un patto educativo che leghi insieme tutte le risorse istituzionali e sociali sul versante avanzato dell’investimento educativo”.