LIBERTÀ RELIGIOSA: RAPPORTO ACS 2002, ” NEI PAESI DELL’EST LA SITUAZIONE È ANCORA GRAVE”

“Una panoramica mondiale sull’esercizio della libertà religiosa”: è quanto offre il “Rapporto 2002 sulla libertà religiosa nel mondo”, curato da “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs) e presentato questa mattina a Roma. Il Rapporto, giunto quest’anno alla quarta edizione, segnala le restrizioni o i divieti giuridici a praticare e a diffondere la propria fede. In particolare, la ricerca riporta le violazioni dell’esercizio della libertà religiosa, verificatesi nell’anno 2001. Ampio spazio è dedicato all’analisi della situazione nei Paesi europei. “Intolleranza verso i gruppi minoritari, nuove ordinanze discriminatorie verso le comunità religiose, restrizione nell’insegnamento della religione a scuola”: sono queste alcune delle limitazioni subite dalla Chiesa cattolica e dalle altre denominazioni cristiane nel nostro Continente. In particolare, il Rapporto dichiara ancora “grave la situazione in alcuni Paesi ex comunisti, come ad esempio la Russia e l’Ucraina, dove la Chiesa cattolica e altre denominazioni cristiane continuano a subire pesanti restrizioni nelle proprie attività di evangelizzazione”. E se in “numerosi Paesi, tra cui l’Albania, l’Irlanda, l’Islanda, l’Olanda e il Regno Unito, non sono stati rilevati mutamenti istituzionali significativi, né episodi di rilievo riguardanti il tema della libertà religiosa, preoccupante resta invece la situazione in Turchia, Paese a schiacciante maggioranza islamica, ma costituzionalmente laico”. La situazione è ancora più critica in Bielorussia e in Bulgaria. Nel primo Paese, “la politica di favoreggiamento della Chiesa ortodossa, religione più diffusa nel Paese, ha causato un aumento della discriminazione religiosa”. In Bulgaria, invece, “circa 10 amministrazioni municipali hanno approvato, o stanno per approvare, ordinanze che regolano le attività delle comunità religiose; l’aspetto allarmante di ciò è che tali regolamenti violano la Costituzione, alcune leggi nazionali e i trattati internazionali a cui la Bulgaria ha aderito”.