“Più visibili e affidabili” rispetto al passato, capaci di operare “con continuità per lo più con un orario di apertura settimanale prestabilito, maggiormente strutturate”, nella quasi totalità “dotate di statuto” e distribuite in maniera più uniforme sul territorio nazionale. Sono le organizzazioni di volontariato, stimate in circa 26.400 nel nostro Paese, di cui 13.095 costantemente operative e attive sul campo. Questi, alcuni dei dati che emergono dalla terza rilevazione nazionale sulle Organizzazioni del volontariato (Odv) effettuata dalla Fivol (Federazione italiana per il volontariato) che ha esaminato le suddette 13.095 unità definite “di primo livello”. “Si sta attenuando il divario della solidarietà organizzata presente nelle diverse aree del Paese – si legge nel rapporto presentato stamani a Roma -. Se è vero che il 53,3% delle unità indagate si colloca al Nord (a fronte del 47,9% della popolazione), si nota tuttavia una riduzione della forbice tra Nord e Sud”. In quest’area, infatti, le Odv costituitesi negli ultimi cinque anni (1996-2000) rappresentano il 22,3%, rispetto al 17,7% del Nord”. Sono circa 950mila i volontari presenti nelle 26.400 organizzazioni, il 58% dei quali fornisce il proprio apporto con continuità. Rispetto al precedente rapporto (1997), vi è stata una crescita delle realtà del volontariato del 14,2%, accompagnata però da un assottigliamento nel numero dei componenti: è in lieve calo, infatti, il numero dei volontari: “dalla media di 38 per unità nel 1997 – si legge nel rapporto – a quella di 27 nel 2000”. Il 38,4% delle persone impegnate nel volontariato appartiene alla fascia anagrafica 46-65 anni; mentre i giovani con meno di 30 anni risultano prevalenti solo nell’8,3% delle unità, “aspetto che – scrivono gli estensori della ricerca – segnala un problema di ricambio ma anche di convivenza intergenerazionale”. Le donne costituiscono il 50,8% di questo universo, ma ricoprono ruoli di responsabilità soltanto in 3 organizzazioni su 10. (segue)