A quarant’anni dall’apertura del Concilio, “più che da riformare c’è da applicare”, sfuggendo alla tentazione di “trasformare la fede e i valori cristiani in una sorta di religione civile”. Lo ha detto mons. Gaetano Bonicelli, presidente del Cop (Centro di orientamento pastorale), aprendo oggi, a Bergamo, i lavori della 52a Settimana di aggiornamento pastorale, in svolgimento fino al 27 giugno sul tema “Per una fede adulta e matura: la formazione nella comunità cristiana”. “A quaranta anni dall’apertura del Concilio – ha detto Bonicelli – ci si può chiedere se tutte le attese si sono realizzate. Che si siano mosse le acque, per usare l’immagine evocata dai frequentatori della piscina ai tempi di Gesù, mi pare si debba serenamente dire di sì. Ma forse non sono molti che si sono tuffati al momento giusto nella ricerca di una totale guarigione. Certo è che si è in larga parte offuscato l’entusiasmo che ne accompagnò la celebrazione. Condivido anch’io il timore di una forte tentazione in atto di trasformare la fede e i valori cristiani in una sorta di religione civile”. “Qualcuno – ha aggiunto sempre riferendosi al Concilio – parla della necessità di una riforma della ‘riforma’ degli anni sessanta. Per me più che riformare c’è da applicare”. Il primo passo da compiere, secondo il presidente del Cop – è guardare con l’occhio della fede le nuove realtà e i problemi che ne conseguono, primo tra tutti l’indifferenza dei giovani meno giovani”. A questa sfida, ha aggiunto, non si risponde da “evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti ed ansiosi ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo e accettino di mettere in gioco la propria vita”. La formazione nella comunità cristiana di una fede adulta e matura , ha concluso mons. Bonicelli, “esige quella misura alta della vita cristiana ordinaria cui deve tendere l’impegno di ogni comunità ecclesiale per stabilire una pedagogia della santità capace di adattarsi ai ritmi di ogni persona”.