Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Ormai non hanno più quello che si definisce “impatto emotivo”. Tanto gli attentati suicidi, che le rappresaglie israeliane sono accolte dalle opinioni pubbliche (e probabilmente anche dalle cancellerie) occidentali come ennesimi episodi di una catena in fin dei conti ineluttabile. Quando, alcune settimane fa, la situazione sembrava avere raggiunto limiti intollerabili, un intervento della comunità internazionale finì con lo smorzare le punte più estreme, l’assedio di Arafat e la questione della Basilica della Natività. Nel momento in cui disinnescava le situazione più eclatanti, la diplomazia internazionale – e segnatamente gli Stati Uniti – dimostravano di non avere alcun disegno politico per la soluzione dell’intrico della Terrasanta. Tanto più che esso si aggroviglia nuovamente con l’altro intrico del terrorismo internazionale. Ridotti gli accordi di Oslo a un episodio di pace in una guerra ormai di più di cinquant’anni, l’iniziativa è nuovamente nelle mani del “partito della guerra” trasversale. La situazione peraltro è fin troppo nota per indulgere nell’analisi. In assenza di una capacità di iniziativa e di investimento politico, che non c’è, continuano a pagare gli innocenti, i più deboli. La guerra in Terrasanta infatti giova a molti, o più esattamente serve a coprire, quasi fosse uno schermo rilucente ed paco, altri gravi problemi delle relazioni internazionali. Quello che è sicuro è che la guerra non giova, né in Terrasanta, né a livello planetario, ai cristiani. I continui, appassionati, reiterati interventi del Papa Giovanni Paolo II lo mostrano con grande evidenza. Categorica la sua riprovazione per il terrorismo suicida, instancabile l’affermazione del dialogo come “unica via” per arrivare ad una soluzione della guerra. Ma cresce negli ultimi tempi anche la preghiera, la convinzione che solo una grande mobilitazione di forze spirituali possa arrivare a dare frutti di pace. Pacificazione degli animi, riconciliazione, comprensione reciproca: sembrano parole lontanissime da una terra quotidianamente teatro di paura e di violenza. Eppure proprio la barbara cronaca del sangue sembra dare ragione al Papa di Assisi. Fare appello ai valori dello spirito, alla preghiera, può sembrare una testimonianza contro-corrente, di fronte alle bombe ad innesco umano inventate dall’estremismo palestinese d alla illusione del “muro” che si sta realizzando per “zebrare” la Cisgiordania a tutela della sicurezza israeliana, ma anche di fronte alle propagande che il “partito della guerra” dispiega instancabile. Ma è una prospettiva di vita, per tutti i popoli.