GLOBALIZZAZIONE: CARITAS, “RETI DI ORGANIZZAZIONI DEL SUD PER CONTRASTARE L’ESCLUSIONE”

Maggiore democratizzazione delle società del Sud del mondo; forme di “neoassociazionismo” e di comunità che si coordinano in reti a livello mondiale; un nuovo “immaginario culturale” che “avvalora l’iniziativa personale, comunitaria e solidale”. Sono questi, secondo l’economista Cristina Calvo, coordinatrice di Caritas argentina, i “germi di umanizzazione” che possono aiutare a contrastare la “globalizzazione dell’esclusione”. Ne ha parlato oggi nel corso del 28° convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso fino a domani a Bellaria (Rimini). I 600 convegnisti appartenenti a 223 Caritas diocesane stanno approfondendo in questi giorni la riflessione sulle tematiche internazionali, per affrontare “la sfida di abitare il mondo”. In particolare, secondo Cristina Calvo, le tante organizzazioni popolari che nascono e si vanno coordinando tra loro nei Paesi del Sud del mondo, “non sono solo una strategia di sopravvivenza da parte dei poveri, ma anche la base per formare un settore della macroeconomia e ripensare la prassi e la stessa scienza economica”. Questi cambiamenti sono “il germe di un nuovo atteggiamento – critico, solidale, comunicativo, partecipato, autogestito – trasferibile anche alla vita politica in senso stretto”. Perché “senza la mediazione dei partiti, del parlamento, la società civile non potrà mostrare la sua efficacia storica”: “Si tratta di una maniera nuova di fare politica, che non sarà sufficiente fintantoché non si articoli con la società civile a livello statale”. Nel Sud del mondo, come ha denunciato Janeth Marquez, direttrice di Caritas Venezuela, “il modello neoliberale acutizza inoltre la breccia e marginalità delle donne, con maggiori difficoltà nell’accesso all’educazione, alla salute, alla partecipazione, politica, all’impiego”. Sono infatti oltre 700 milioni (due terzi del totale) nel mondo le donne in situazione di povertà estrema.