TERRA SANTA: UNA DELEGAZIONE ECUMENICA PER RIBADIRE “LA COMUNE VOCAZIONE ALLA PACE”

“Gli ebrei israeliani vivono sotto l’incubo di nuovi attentati suicida da parte dei palestinesi, che in un baleno distruggerebbero la propria famiglia e i propri figli. I palestinesi temono che si ripeta nella loro casa quello che tante volte è già accaduto al loro vicino: l’arrivo dei soldati israeliani, gli spari, l’abbattimento della loro casa, spesso senza aver accertato un effettivo coinvolgimento in azioni terroristiche”. Con queste parole Paolo Naso, direttore del mensile ‘Confronti’, racconta in una conferenza stampa di questa mattina a Roma l’esperienza che ha condotto una delegazione ecumenica in Israele e nei territori palestinesi dal 7 al 13 giugno. “Tra i nostri interlocutori palestinesi è stata unanime la denuncia delle umiliazioni continue e quotidiane imposte alla popolazione dei territori. Devono attendere ore prima di poter transitare attraverso le centinaia di posti di blocco israeliani. Spesso i criteri di passaggio sono arbitrari e vessatori”. Facevano parte della delegazione – promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche – pastori valdesi e battisti, docenti valdesi, teologi cattolici, lo stesso Paolo Naso e altri redattori di ‘Confronti’. “Abbiamo incontrato le diverse comunità cristiane di Israele e della Palestina, convinti che di fronte alla tragica situazione di quella terra le differenze confessionali sono secondarie ripetto alla comune vocazione alla pace, alla giustizia e alla riconciliazione”, aggiunge Renato Maiocchi, segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. “Nella sua autonomia e specificità consideriamo questa esperienza come un contributo all’iniziativa complessiva del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) per il Medioriente”. “In tutti i colloqui abbiamo sentito nelle persone un grande senso di sfiducia reciproca e di paura”, prosegue Naso. “La situazione è drammatica. I luoghi sacri sono deserti, l’economia in ginocchio. Ma piccoli segni ci autorizzano a sperare: inziative di dialogo, di ascolto reciproco, di aiuto morale”. “Auspichiamo che le nostre chiese assumano la pace tra israeliani e palestinesi come un aspetto importante della loro vocazione e testimonianza”, rilancia Maiocchi. “Diverse sono le strade percorribili: preghiera, inziative di dialogo cristiano-ebraico e con le comunità islamiche italiane, informazione accurata, reti ecumeniche di monitoraggio”. La delegazione ha incontrato, tra gli altri, anche il patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah.