C’è anche un “cospicuo contributo” dei fedeli italiani, nel bilancio del “Cor Unum” per il 2001, che l’anno scorso ha distribuito oltre sei milioni di dollari (6. 157.708, 200) di aiuti destinati ad interventi caritativi o di emergenza nel mondo, e in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Il dicastero pontificio istituito da Paolo VI 30 anni fa per favorire “la possibilità di un comune incontro a tutto il popolo di Dio circa i temi della solidarietà e dello sviluppo, da attuare secondo i principi immutabili del Vangelo” – si legge in una nota diffusa oggi dalla sala stampa vaticana a dieci giorni dalla Giornata per la Carità del Papa, che in Italia si celebrerà il 29 giugno prossimo – ha erogato in particolare 1.209.700 dollari per gli interventi di “emergenza”, destinati cioè a Paesi colpiti da conflitti o da disastri naturali (tra cui i Paesi della ex Jugoslavia o l’Afghanistan dopo gli attentati dell’11 settembre), e 841.200 dollari finalizzati alla “promozione umana” (in Paesi come il Brasile, la Romania, l’Etiopia, l’Albania). Tra le competenze del “Cor Unum”, rientrano anche due Fondazioni, volute da Giovanni Paolo II: quella per il Sahel e la “Populorum progressio”. E’ a queste, in particolare, che ha contribuito in maniera massiccia l’Italia (il comunicato di “Cor Unum” parla di “cospicuo contributo dei fedeli italiani”), attraverso il Comitato della Cei per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo: la Fondazione omonima ha destinato al Sahel 2.333.398 dollari, per progetti riguardanti ambiente, agricoltura, allevamento del bestiame, salute, mentre la Fondazione “Populorum progressio”, sorta nel 1992, ha stanziato 1.773.700 dollari per 216 progetti di sviluppo.