CARITAS: 600 RESPONSABILI DIOCESANI PER “NUOVE FORME DI SOLIDARIETÀ”

Un invito a tutti i credenti perché “prendano a cuore forme nuove e antiche di carità” e “ad inventare nuove forme di solidarietà” è stato rivolto oggi da mons. Benito Cocchi, arcivescovo di Modena-Nonantola e presidente della Caritas italiana, in apertura del 28° convegno nazionale delle Caritas diocesane dal titolo “Lungo le strade del quotidiano”, che riunisce fino al 20 giugno a Bellaria (Rimini) oltre 600 rappresentanti delle 223 Caritas diocesane di tutt’Italia. “E se il mondo che cambia può spiazzare le nostre metodologie libresche, la carità concreta, vissuta, costituisce un punto fermo comprensibile ed atteso da tutti” ha ribadito mons. Cocchi, parlando degli Orientamenti pastorali del nuovo decennio e del ruolo della Caritas. Ricordando il compito ineludibile – per la comunità cristiana nelle sue diverse espressioni – della comunicazione del Vangelo a tutti, mons. Cocchi ha invitato a “pesare quanto facciamo con il metro dell’evangelizzazione” che “in qualche caso può suggerire di ridimensionare alcune attività ed anche di eliminarle in quanto del tutto estranee alla funzione essenziale affidata da Cristo. Sempre, comunque, un tale criterio guiderà a mantenere la giusta scala dei valori”. Mons. Cocchi ha ricordato quanto la Chiesa abbia bisogno di religiosi che “vadano incontro attivamente ai bisogni e alle sofferenze degli uomini” e di “laici disposti ad assumersi dei ministeri con fisionomia missionaria, diventando cioè catechisti, animatori, responsabili di ‘gruppi di ascolto’ nelle case, visitatori delle famiglie, accompagnatori delle giovani coppie di sposi”. E mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, ha sottolineato l’intento di questi quattro giorni: “Si vuole soprattutto favorire il buon collegamento tra ciò che emerge come provocazione all’attenzione e all’intervento sul proprio territorio e nel mondo intero e quanto invece nella ordinarietà deve essere assunto come stile e scelta di prossimità”. Con l’obiettivo di “stare nella storia con cuore rinnovato riuscendo a dire parole di speranza attraverso la quotidianità di una vita semplice, essenziale, coinvolta giorno per giorno nei problemi del quartiere e in quelli del mondo”. In un messaggio indirizzato ai convegnisti mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, ha espresso apprezzamento per la scelta del tema “perché tende a porre l’accento sulla testimonianza della carità come habitus del cristiano, quindi come realtà da vivere nei luoghi e nei tempi ordinari. Cosa decisiva, in un tempo in cui l’appello delle emergenze nazionali e internazionali”, che “quotidianamente ci mettono di fronte a drammi umani e sociali di schiaccianti proporzioni, rischia di far dimenticare ai cristiani, e in specie agli operatori della carità, la concretezza del proprio vissuto quotidiano”.