“Il fatto di trovarci insieme per discutere di problemi così importanti e studiare un rilancio degli impegni già assunti nel 1996, deve essere valutato positivamente”. È quanto afferma mons. Agostino Marchetto, osservatore permanente presso la Fao e, in questi giorni, capo delegazione aggiunto della Santa Sede al vertice della Fao, in una riflessione che apparirà sul prossimo numero del Sir sull’incontro mondiale, che si concluderà domani. “Credo – aggiunge mons. Marchetto – che nel giudicare tale evento, bisogna porsi la domanda: ‘E se non ci fosse stato?’, nel senso che, nonostante i suoi lati oscuri e deboli, comunque sia, esso delinea la volontà di rispondere allo scandalo di 815 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame”. Purtroppo, continua, “il vertice non ha avuto la presenza dei principali capi di Stato e di governo. E ciò indica sicuramente un disinteresse infatti, quando c’è una preoccupazione, c’è anche una presenza. Però tale giudizio non ci deve far disprezzare il lavoro di tutte quelle persone che, in diverso modo, si sono impegnate nella preparazione e nella realizzazione del vertice. In più c’è da tenere presente tutta la storia della nascita di tale incontro: ci sono stati contrasti, difficoltà per la visione e la metodologia da adottare durante il vertice. Per questo, tale defezione non deve essere letta come rigetto di un’appello a impegnarsi più a fondo negli impegni previsti”. Circa l’uso di organismi geneticamente modificati (ogm), mons. Agostino Marchetto raccomanda di non “essere ‘faciloni’ nel loro impiego, perché la battaglia della fame può essere vinta anche senza ricorrere agli ogm. Ma ciò non significa chiusura al progresso della scienza umana, quando questa è coniugata con la preoccupazione per il bene della comunità e rispetta la biodiversità, fattore di scambio e di ricchezza per i Paesi più poveri”.