“La sofferenza umana deve essere considerata nella prospettiva dell’eternità”. Lo ha ricordato oggi il Papa, commentando, nel corso dell’udienza generale, il Salmo 91. “Il giusto – ha affermato Giovanni Paolo II -, secondo una concezione cara all’Antico Testamento, viene colmato di gioia e lunga vita, come naturale conseguenza della sua esistenza onesta e fedele. Si tratta della cosiddetta ‘teoria della retribuzione’, per la quale ogni delitto ha già un castigo sulla terra e ogni atto buono una ricompensa. Anche se c’è in questa visione una componente di verità, tuttavia la realtà del dolore umano è molto più complessa e non può essere così facilmente semplificata”. Esaminando il Salmo 91, “inno sapienziale dai risvolti liturgici”, il Pontefice ha sottolineato come “l’amore e la fedeltà del Signore devono essere celebrati attraverso il canto liturgico che va condotto ‘con arte’. Tale invito vale anche per le nostre celebrazioni, perché ritrovino uno splendore non solo nelle parole e nei riti, ma anche nelle melodie che le animano”.”Dopo questo appello – ha proseguito il Santo Padre – a non spegnere mai il filo interiore ed esteriore della preghiera, il Salmo 91 propone, quasi in due ritratti, il profilo dell’empio e del giusto”: l’uno paragonato “all’erba dei campi rigogliosa ma effimera”, l’altro, invece, che “si erge verso il cielo, solido e maestoso come la palma e il cedro del Libano”.Al termine dell’udienza il Papa ha salutato i giovani, i malati e gli sposi novelli presenti. “Auguro a voi, cari giovani – ha detto -, di trovare la forza necessaria per prepararvi ad assumere con responsabilità i compiti che vi attendono nella Chiesa e nella società. Esorto voi, cari malati, a considerare le sofferenze e le prove quotidiane come un’opportunità per cooperare alla salvezza delle anime. Ed invito voi, cari sposi novelli, a rendere visibile” la ” vostra reciproca fedeltà” e “generosa accoglienza della vita”.