BINGO: MONS. D’URSO (ANTIUSURA), “IL FALLIMENTO DEL BINGO NON DIPENDE DALLE TOMBOLE PARROCCHIALI”

“Le sale ufficiali sono in difficoltà. Colpa anche di parrocchie e circoli privati che ai vincitori pagano premi maggiori. Mentre non versano tasse allo Stato”: è questa in sintesi la posizione espressa da due settimanali di tiratura nazionale in alcuni articoli riguardanti il gioco del Bingo apparsi sugli ultimi numeri. A questa tesi replica mons. Alberto D’Urso, segretario della Consulta nazionale Antiusura con una nota indirizzata ai direttori: “Attribuire la causa del fallimento del Bingo alle parrocchie è un evidente errore – afferma mons. D’Urso; “tutti sanno che ogni giorno nella sala Bingo tipica si devono vendere almeno 10 mila cartelle: sotto questa soglia vi sarebbe un passivo di gestione insopportabile. Ciò significa che debbono sedersi intorno ai tavoli da gioco 2500 o 3.000 persone per spendere in media 5 o 6 euro ciascuno. Mi domando come potrebbero le tombolate dei circoli ricreativi o della parrocchie reggere un simile ritmo”. “Si possono dunque fare altre ipotesi – prosegue il segretario della Consulta antiusura – sul senso dell’operazione mediatica che interessa l’intera stampa nazionale”. Secondo mons. D’Urso tra le ipotesi possibili: “si intende reagire al diffondersi delle prese di posizione contrarie al Bingo, gettando un’ombra di sospetto su chi esprime le critiche. Pare evidente che ci siano da difendere interessi materiali che sono sullo sfondo; da qui nasce la denigrazione di quanti mettono in guardia sui rischi dell’azzardo”. Inoltre, “si attribuisce la crisi, ormai evidente, dell’affare Bingo a una supposta concorrenza sleale, per tornare a insistere sulla necessità di procedere all’ampliamento del business, nelle sedi del Bingo, mediante impiego di videopoker o slot machine o altre forme più dure di azzardo (jack pot tra le sale Bingo interconnesse ecc.). “Tra le molte osservazioni che potrei aggiungere – conclude mons. D’Urso – faccio notare ancora che le sale Bingo vanno a pieno regime dopo le 23.00 e fino alle quattro del mattino (tanto che i gestori ostacolano l’accordo tra Comune di Roma e Ministero delle Finanze per far interrompere il gioco alle due del mattino). Non mi risulta che dopo le ore 23.00 siano ancora in funzione gli oratori delle parrocchie, nei quali, peraltro, il gioco resta gioco e, senza i ritmi incalzanti che impone il Bingo, favorisce la vera socialità”.