“Ci sono delle priorità: prima dei computer forse è meglio dar da mangiare a tutti”. Questo il commento di Sergio Marelli, presidente del Comitato italiano organizzatore del Forum delle organizzazioni non governative in corso in questi giorni (fino al 13 giugno) a Roma alla proposta odierna del presidente del Consiglio italiano, in apertura del vertice della Fao, di dare un software di contabilità alle amministrazioni statali dei Paesi in via di sviluppo, da rendere obbligatorio a tutti i governi che vorranno ricevere gli aiuti. “E’ l’antitesi della cooperazione e della solidarietà internazionale – afferma Marelli, a nome di 1.600 rappresentanti di ong di 92 Paesi del mondo -, forse andrà a profitto di qualche multinazionale dell’informatica ma sicuramente non è ciò di cui hanno bisogno i Paesi poveri”. In merito alla proposta del Governo italiano di aumentare all’1% del Pil gli aiuti dei Paesi ricchi, Marelli dice: “Visto che l’Italia finora dà solo lo 0,13% sarebbe già buono arrivare allo 0,7% del Pil fissato dalle Nazioni Unite”. E sul rilancio dell’impegno (mai realizzato dal ’96, data dell’ultimo vertice Fao, ad oggi) di dimezzare, entro il 2015, il numero delle persone affamate nel mondo: “E’ veramente drammatico che da qui al 2015 ‘solo’ 400 milioni di persone moriranno di fame anziché 800 milioni – commenta Marelli -. Ci sembra una cosa inaccettabile perché le risorse e i mezzi ci sono, occorrerebbero scelte politiche più coerenti e responsabili soprattutto da parte dei governi dei Paesi ricchi, per riconoscere l’accesso al cibo in qualità e quantità adeguate come diritto fondamentale per tutte le persone”. Sulla defezione della maggior parte dei capi di Stato e di governo al vertice Fao, Marelli fa notare che “vi sono dei club internazionali in cui i Paesi poveri non sono ammessi e ambiti come il vertice della Fao dove i Paesi ricchi disertano. Andando avanti così, questo auspicato dialogo e partnership con i Paesi poveri resterà una pura dichiarazione teorica che non corrisponde a realtà”.