AIDS: MESSAGGERO DI S.ANTONIO, TRE PROGETTI DI SOLIDARIETÀ IN ANGOLA, TANZANIA E KENIA

Tre progetti di solidarietà in Angola, Tanzania e Kenya per dare speranza a migliaia di bambini africani colpiti da Aids: è l’iniziativa del “Messaggero di sant’Antonio”, in collaborazione con la Caritas antoniana. Il progetto Tanzania, intrapreso con l’associazione Cuamm Medici con l’Africa e la diocesi di Dar es Salaam, fornirà medicinali necessari a ridurre del 40% la trasmissione del virus dell’Aids dalla madre al nascituro, diffondere l’educazione sanitaria e le informazioni preventive, migliorare l’assistenza medica per le patologie correlate all’Aids, aiutare le famiglie decimate dall’Aids a provvedere al proprio sostentamento. In Angola, in guerra da oltre 40 anni, mancano servizi e strutture ospedaliere. Non si sa nemmeno quanti siano i sieropositivi. Ma si sa che la tubercolosi, diffusa soprattutto nei bambini, è legata alla diffusione dell’Aids. Per questo, sempre in collaborazione con i medici del Cuamm- Medici con l’Africa, si interverrà a Vige e Negage per verificare l’eventuale sieropositività dei malati di Tbc, informando poi le famiglie sui rischi del contagio e curare le malattie correlate all’Aids. A Nairobi, in Kenya, si lavorerà per ridurre la trasmissione dell’Aids nelle baraccopoli. Più della metà della popolazione vive in totale povertà, senza occupazione e in uno stato di perenne malnutrizione. Qui, ogni giorno, circa 700 persone muoiono a causa dell’Aids. Più di 100 mila bambini sotto i cinque anni sono infetti. La Caritas antoniana, in collaborazione con i Padri Comboniani e della Consolata, costruirà un centro sanitario integrato per dare alle madri sieropositive informazioni e sostegno psicologico, fornire test rapidi per verificare la sieropositività, garantire la presenza di centri di assistenza medica alle partorienti e durante il parto e l’allattamento. In Africa sono più di 28 milioni i sieropositivi e i malati di Aids. Tra questi più di 2 milioni e mezzo sono bambini. Nell’Africa sub-sahariana il 62% dei sieropositivi sono donne in età fertile. Centinaia di migliaia di neonati rischiano di nascere infetti e di morire prima dei 5 anni.