FAMIGLIA OGGI: SÌ ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA, NO ALL'”ANARCHIA MORALE”

La “centralità della coscienza” è oggi un valore centrale per i giovani, ma il rischio è che si trasformi in “anarchia morale” o in una generale “fragilità” di motivazioni per le scelte. A farlo notare è Alberto Conci, sull’ultimo numero di “Famiglia oggi” (giugno 2002), dedicato al tema “Formare la coscienza”. Secondo l’autore dell’articolo, accanto agli elementi di “fragilità” che caratterizzano i giovani di oggi, nelle nuove generazioni sono presenti “i segni del nascere di una cultura nuova, ancora minoritaria, nella quale c’è nuovamente spazio per l’obiezione di coscienza”. Il “nuovo protagonismo giovanile”, spiega infatti Conci, “si sviluppa fuori delle istituzioni classiche”, ma è comunque conseguenza di una “frattura che ha un sapore anche politico e che non passa dalle ideologie o dai programmi di partito, ma si fonda sugli stili di vita”. I giovani, in altre parole, giudicano il mondo degli adulti non più a partire dall’appartenenza ideologica, bensì “nelle scelte quotidiane relative ai consumi, alla gestione del denaro, alla sobrietà o allo spreco, alla sensibilità verso l’ambiente, verso le fasce più deboli della popolazione, o più ampiamente verso le grandi ingiustizie internazionali e verso la pace”. Si parte, dunque, “dalla vita concreta, dalla constatazione di una situazione che si considera magari ingiusta, e su questa base si imposta il proprio stile di vita e si valutano le grandi istituzioni, dai governi alle chiese”. Questo contesto, è la tesi dell’autore dell’articolo, “favorirà probabilmente il ritorno di una rivalutazione dell’obiezione di coscienza”, a patto però che gli adulti si rendano conto che “il carattere di questa rivoluzione ancora abbastanza silenziosa è morale”. Agli adulti spetta soprattutto il compito, conclude Conci, di “far cogliere la rilevanza sociale di ciò che appare spesso confinato dal mondo dei giovani nella sfera inaccessibile del privato”, e che temi come l’aborto o l’eutanasia hanno altrettanta rilevanza “pubblica” di quelli legati alle grandi scelte che orientano la vita di un Paese.