STATUTI REGIONALI: I CATTOLICI UMBRI, “PIÙ VALORI CRISTIANI, SUSSIDIARIETÀ E ACCOGLIENZA”

L’auspicio che “anche le leggi regionali contengano elementi della Dottrina sociale” perché “è il momento di uscire dal silenzio e riprendere il dialogo tra fede e politica”. Questo è quanto, in sintesi, sostiene la Consulta regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Ceu attraverso il suo “Contributo per lo Statuto della Regione dell’Umbria”. Come sta avvenendo in altre regioni italiane – già il Forum toscano dei cattolici impegnati in politica si era riunito in aprile a Firenze – i cattolici intendono esprimere il proprio parere sul processo di stesura degli Statuti regionali. Su questi temi il Sir ha aperto da alcune settimane uno spazio periodico denominato “Sir Regione”. Il documento della Consulta della Conferenza episcopale umbra, presentato nei giorni scorsi a Perugia, hanno precisato gli esperti che lo hanno elaborato, “è occasione per un invito alla responsabilità pubblica dei cristiani impegnati nell’ambito socio-politico e culturale”. L’arcivescovo di Perugia, mons. Giuseppe Chiaretti, ha parlato di “presenza-assenza” dei cristiani nella vita politica, esortandoli a tornare a pensare e a riflettere. E ha chiesto al legislatore “di ispirarsi alla dottrina sociale, di attuare principi come la sussidiarietà e di tutelare elementi caratterizzanti la società umbra quali la famiglia e l’accoglienza”. Nell’attuale Statuto non c’è infatti alcun riferimento alla valenza storica della Chiesa in Umbria. Secondo Giorgio Armillei, membro del gruppo di esperti, “l’intero impianto dello Statuto va revisionato, inclusi i ‘principi fondamentali’, perché investiti dai cambiamenti della legislazione nazionale e comunitaria che toccano in particolare i rapporti economici e sociali”. Il documento della Consulta non esita a criticare l’attuale Statuto: “Il sistema politico regionale, sempre più condizionato dall’intreccio tra burocrazie di partito e burocrazie pubbliche – cita il documento -, ha così intrapreso politiche di intervento sempre più costose, finendo con lo scivolare lentamente verso un modello istituzionale socialmente invasivo, spesso centralistico, legato da una forte dipendenza amministrativa, economica e finanziaria dai poteri centrali”. Dal documento viene anche la raccomandazione a non trascurare la “sussidiarietà verticale” tra Regione e autonomie locali.