“Famiglia, sacerdozio e comunità cristiana”. Di queste realtà ha parlato ieri sera il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, aprendo il convegno diocesano che si svolge in questi giorni sul tema “Chiamati per una missione permanente”. Per il cardinale uno dei compiti “più grandi” della pastorale familiare è quello di rendere la famiglia cristiana “consapevole della propria missione di formare l’identità umana e cristiana dei propri figli e di rendere anch’essi consapevoli della dignità della chiamata al sacerdozio, nel rispetto della loro libertà”. Per quanto riguarda i sacerdoti: ad essi il compito di “compiere fedelmente la propria missione di guida e formatori sia della comunità sia delle singole persone”, con una particolare “attenzione a discernere, proporre, incoraggiare e accompagnare le possibili vocazioni”. La comunità cristiana, infine, “in parte integra e in parte supplisce l’opera delle famiglie e affianca l’opera del sacerdote, per la crescita dell’identità personale e cristiana e per la consapevolezza e la testimonianza della dignità della vocazione al sacerdozio”. Secondo il card. Ruini, la pastorale giovanile e la pastorale universitaria, ma anche le “varie articolazioni” della comunità – tra cui la catechesi, l’oratorio, la Caritas e il volontariato, i gruppi liturgici e quelli in preparazione alla Comunione e alla Cresima, oltre al “dopo-Cresima” – sono invitate a farsi carico dell’animazione vocazionale, che ha bisogno del “gruppo dei pari” ma anche di “far emergere le vocazioni attraverso l’esercizio dei vari servizi e più ampiamente della missione ecclesiale”. Da qui, la necessità di “approfondire il rapporto reciproco tra i seminari e le parrocchie e tutte le realtà della Chiesa diocesana”, anche attraverso “strumenti vocazionali e formativi” come il Servizio diocesano per le vocazioni (già esistente) e il Centro diocesano per il discernimento vocazionale (di possibile realizzazione) o tramite “luoghi e comunità vocazionali”.