NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Costruire e non distruggere, dialogare per unire e non dividere: la festa della Repubblica è stata scandita dalle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, che interpretano la diffusa attesa di una migliore e più salda qualità del tessuto politico – istituzionale. Puntuale è arrivato anche l’augurio del Papa, il suo saluto affettuoso a tutti gli italiani. “Dio conceda all’Italia pace e prosperità”, ha detto Giovanni Paolo II, con parole antiche che peraltro interpretano una esigenza profonda di tutti. Probabilmente ci vorrà ancora un po’ di tempo e di sforzi da parte in particolare del Presidente della Repubblica per radicare finalmente questa data, il due giugno, nel calendario della cultura materiale, dopo che se ne erano addirittura perse le tracce, negli ultimi decenni del secolo scorso. Ma la strada giusta è stata intrapresa: riempire le piazze con simboli aggreganti, dando risposte non invasive a quel bisogno di identità collettiva e di rassicurazione che serpeggia nel corpo sociale. Si tratta di superare i rigori di un bipolarismo troppo spesso urlato e propagandistico con un condiviso tessuto di valori, ma anche di simboli e di rappresentazioni. Ecco allora una parata militare che parla di storia e di Europa e non soltanto di armi e di armati, ecco la rivisitazione e la ricollocazione del Vittoriano, ecco i concerti nelle cento piazze d’Italia e i momenti di riflessione e di lavoro culturale organizzati nei comuni e nelle prefetture. Proprio di questo – mentre il rito collettivo del mondiale di calcio sta iniziando il suo percorso – il Paese ha bisogno. Ha bisogno di ragionare e nello stesso tempo di percepire in modo “caldo” il valore di ciò che è comune, di ciò che unisce, il valore di un tessuto di riferimenti “alti” e “profondi”. A partire dai quali poi costruire dei dibattiti veri, cioè discutere sulle cose, sui problemi, sulle scelte. Forse può essere questo un momento propizio. E’ comunque certo che è un passaggio necessario, non solo per ridare alla politica senso e credibilità, ma anche per sviluppare il sistema – paese in modo adeguato alle competizione-collaborazione internazionale ed europea, il nostro scenario di oggi e di domani. Dietro le bandiere italiane del due giugno e dietro le molte altre che si sventoleranno in questi giorni per i mondiali di calcio (vendute dai lavavetri al prezzo di 6 euro) c’è insomma una densità di significato di cui è bene essere consapevoli. Proprio per aggregare, per dare respiro al nostro essere insieme. Tanto più se è vero che a pochi chilometri da dove nacque il tricolore, cioè al policlinico di Modena, nascono ormai il 20% bambini figli di almeno un genitore “extracomunitario”.