GMG2002, COMMENTI: SIGALINI, “PRONTI A FARE LA LORO PARTE”

” “Pubblichiamo il commento di don Domenico Sigalini, vice-assistente dell’Azione cattolica, che appare sullo speciale Sir dedicato alla Gmg2002 – Sono appena rientrato da Toronto con il primo contingente di giovani della Gmg: è lunedì 29 luglio, pomeriggio. I ragazzi hanno dormito duro tutto il viaggio per ricuperare la notte della veglia e la sorpresa del temporale del mattino di domenica, quando sembrava che si fossero aperte per sempre le cateratte del cielo. Ma si portano a casa per la vita un’altra forte spinta. Il bilancio della Gmg è largamente positivo. I giovani hanno l’istinto di dimenticare subito i disagi, gli acquazzoni, le lunghe attese, la fame, la sete, i pesi degli zaini, le code alle docce: importante è la vita che esplode e che trova una direzione verso cui crescere. A caldo, mentre si raccattano i sacchi a pelo, che perdono sempre qualcosa, direi che è stata la Gmg della missione, vista come decisione per la corresponsabilità con la Chiesa per il mondo. I giovani hanno bisogno di riferimenti e il Papa lo è stato alla grande. Era un Papa molto più giovane delle ultime celebrazioni e canonizzazioni in S. Pietro. I giovani hanno bisogno di scambi, di emozioni, di allegria e lo hanno testimoniato tutte le street, place, bus e metropolitane di Toronto. Ma i giovani sanno che si devono rimboccare le maniche e non stare a lamentarsi di questo mondo. Hanno finito di rinfacciare ai padri che non sono stati per loro dei veri esempi di amore e di vita cristiana, hanno deciso che ora tocca a loro. A loro è chiaro che il futuro del mondo potrà essere lo sviluppo del Giubileo o la continuazione della tragedia dell’11 settembre. E’ la Gmg della responsabilità dei giovani, perché non ho mai visto tanti giovani così precisi nel reagire e dialogare col Papa sui temi veri della vita e prendersi il proprio posto. Sentinelle erano stati chiamati. Ebbene sono ancora di sentinella, ma hanno intuito la strada, sanno di dover portare senso e chiarezza, sale e luce, sapore e visibilità alle nostre insulsaggini e nebbie stagnanti. Il Papa ha fiducia in loro. Si è subito stabilito un dialogo tra la sua generazione che ha dovuto soffrire le guerre del secolo scorso e la loro che subisce continui tradimenti. Certo, la stampa laica italiana non acquista punti con questi giovani se squallidamente si riduce a definire la loro festa con la pedofilia di alcuni preti. Non può un passaggio di un discorso lanciato su un futuro di senso da ricercare e proporre con fatica essere strumentalizzato dall’esasperazione di un male. I giovani si sentiranno traditi un’altra volta. Non sono le loro vite che interessano ai grandi della cultura laica, ma le proprie piccole occasioni da non perdere per ferire la comunità cristiana. Ma, se saranno maturi, non si fermeranno alla critica, capiranno che la strada per essere luce e sale è in salita e comincia il giorno dopo, a partire dai mass media che stanno arricchendosi della loro testimonianza fresca, talvolta ingenua, ma sempre decisa, come lo dimostra il quotidiano Avvenire che in questa settimana veniva stampato direttamente a Toronto e che ogni mattina i giovani potevano leggere per specchiarsi ed essere aiutati ad andare oltre. I ragazzi hanno vissuto con serietà questo salto dalla contemplazione di Cristo (e quanta ce n’è stata in questi giorni!) all’azione, dallo stare tra di loro a investirsi di responsabilità per il mondo di tutti. Hanno visto gli amici presenti e hanno notato quelli che mancavano perché non avevano potuto ottenere il visto di entrata nel Canada; hanno dialogato tra di loro su globalizzazione e vangelo, su vita interiore e testimonianza, su scelte di povertà o di superficialità e sono ripartiti da Toronto con una decisione nuova: buttarsi nella mischia. Ci saranno comunità cristiane capaci di accompagnarli e non pronti subito a spegnere la loro schietta decisione?