Pubblichiamo il commento che Mario Pollo, studioso della realtà giovanile, ha rilasciato al Sir al termine della Gmg2002 – Toronto è lontana, e non solo geograficamente. Leggendo i giornali o vedendo e ascoltando i telegiornali acattolici la Gmg sembra essere semplicemente un raduno giovanile un po’ particolare, in quanto ha al centro la figura profetica e dolente del Papa e perché i giovani che vi partecipano sono tanti, di ogni continente e nazione.
Pochi commentatori riescono a leggere la profezia che ha animato queste giornate. Una profezia, che è null’altro che una lettura in profondità di ciò che è e di ciò che può essere nel presente, suscitata dalle parole e dai silenzi di Giovanni Paolo II, che esprimono il suo amore, la sua fiducia e la sua profonda conoscenza del cuore dei giovani e che trova il suo volto nella comunione di fede della moltitudine che vive queste giornate memorabili.
Una profezia che dice, in un mondo che sembra aver perso la speranza e l’amore per la vita, che i giovani sono la speranza concreta del mondo, che essi sono i portatori di un nuovo amore alla vita, che essi sono germogli di quell’albero che quando sarà cresciuto vedrà venire gli uccelli del cielo annidarsi fra i suoi rami.
Una profezia che riafferma che la storia umana ha un inizio e una fine nel compimento della salvezza, e che, perciò, il tempo dell’uomo è un tempo che egli deve spendere per cooperare alla costruzione del Regno. Questo in un mondo che sembra aver smarrito il senso del tempo come luogo in cui si manifesta l’amore e la potenza salvifica di Dio nel volto di Gesù e, quindi, della storia come luogo della redenzione della condizione umana; in un mondo che vive sotto il dominio imperiale del presente proteso a consumare se stesso, nella ricerca del piacere immediato.
Una profezia che, in un mondo in cui il senso del peccato, dell’espiazione e della redenzione sembrano essere confinati in alcune opere letterarie, testimonia che ogni storia umana, anche la più tragica e disperata, è aperta alla speranza, che ogni uomo può cambiare e redimersi. Una profezia che afferma che la felicità è possibile, ma a condizione di lasciarsi interpellare, ma non sottomettere, all’esperienza della sofferenza e della debolezza.
Una profezia che, in una società che sta dissolvendo i legami di solidarietà comunitari e realizza la solitudine e il protagonismo assoluto del soggetto, dimostra che si può essere “unici”, ricercare, cioè, la realizzazione della propria personale unicità all’interno di un rapporto solidale con l’Altro, all’interno di una comunità. Questa profezia è presente nella mente e nei cuori dei giovani che hanno vissuto l’esperienza delle giornate di Toronto, così come quelle delle Gmg precedenti. Profezia che per diventare realtà richiede, impegno, sacrificio e, soprattutto, un progetto di vita che metta al centro la confessione della fede in Gesù vissuta nell’appartenenza profonda alla comunità ecclesiale. Questi giovani nelle giornate di Toronto sono stati testimoni di questa profezia e l’hanno resa visibile, offrendo anche al mondo un’immagine della gioventù diversa da quella che l’immaginario mediatico solitamente diffonde.