” “Pubblichiamo il commento Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, ha rilasciato al Sir al termine della Gmg2002 – “Sentiamo di essere la Chiesa di oggi”: così una giovane ha salutato il papa all’inizio della messa conclusiva della GMG di Toronto. E Giovanni Paolo II si è rivolto alle centinaia di giovani come a dei cristiani adulti, li ha ascoltati, capiti, esortati al presente: “Voi siete la forza della Chiesa nel mondo… Il mondo ha bisogno di ciascuno di voi, oggi”. Forse sta qui uno dei segreti della straordinaria sintonia spirituale che esiste tra questo papa “vecchio e un po’ stanco” e i giovani, sintonia che emerge rinnovata e rafforzata ad ogni incontro: l’appello evangelico che il successore di Pietro rivolge alle giovani generazioni le proietta sì verso un futuro, ma senza alcuna retorica giovanilista, bensì prendendoli sul serio a partire dal loro presente, stimolandoli nelle loro vite concrete, quotidiane. Nessuno sconto, nessun accomodamento delle esigenze del Vangelo, ma l’accorato invito alla responsabilità di una scelta personale nel “seguire Cristo sulla strada regale della croce”, il costante richiamo all’esigenza di nutrire la propria vita di fede con la preghiera, l’eucaristia, l’ascolto e “lo studio della Parola di Dio… delle vostre radici cristiane, dell’eredità spirituale che vi è stata trasmessa”. E intimamente legate a queste parole esigenti, il messaggio di gioia, di bellezza, di pienezza di vita che la conoscenza amorosa del Signore Gesù porta nella vita di ogni credente, perché “la santità è vivere nello Spirito santo”.” “Guardando con franchezza e affetto i giovani, Giovanni Paolo II rilegge anche il suo cammino personale “anche se sono vissuto fra molte tenebre, sotto duri regimi totalitari, ho visto abbastanza per essere convinto in maniera incrollabile che nessuna difficoltà, nessuna paura è così grande da poter soffocare completamente la speranza che zampilla nel cuore dei giovani” e invita ad alzare lo sguardo con fiducia verso il capolavoro di uomo e di donna che Dio attende che ciascuno di noi diventi, perché “noi non siamo la somma delle nostre debolezze e dei nostri fallimenti”, ma siamo chiamati a essere “sale della terra e luce del mondo”!