(dalle inviate) “Il modello della Gmg è sempre valido: l’incontro, la catechesi, il momento di meditazione, la via crucis, la riconciliazione e la celebrazione eucaristica intorno al Papa”. E’ il parere di mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, in risposta ad alcuni interrogativi – che ad ogni appuntamento di questo tipo si sollevano – sull’efficacia o meno delle Giornate mondiali e sulla loro capacità di incidere sulla vita dei giovani e sulle pastorali dei rispettivi Paesi. “Forse i tempi potrebbero essere diversi – dice al Sir mons. Betori – perché il modello, a lungo andare, può mostrare qualche piccolo cedimento. Ma anche questa volta ha funzionato. Hanno retto soprattutto i giovani, al di là di quelle che possono essere le nostre imperfezioni”. Nel corso della veglia il Papa ha chiesto ai giovani di diventare costruttori della nuova società del futuro, “una responsabilità di cui oggi le nuove generazioni sono molto consapevoli anche se in alcuni momenti sembrano essere un po’ assenti da questo compito, che invece appartiene soprattutto a loro”. “Quando il Papa affida loro il futuro dell’umanità – aggiunge -, in qualche modo riprende in mano il compito storico del cristianesimo, che ha sempre caratterizzato le grandi svolte della via del Vangelo sul nostro mondo. Il Vangelo viene incontro alle attese dei giovani ma al tempo stesso le supera totalmente, con una proposta di vita diversa dai progetti delle culture dominanti”. Mons. Betori ha anche apprezzato molto l’accoglienza degli italo-canadesi: “Questo ci ha fatto sentire ospiti molto graditi, creando un va e vieni di doni reciproci”.