GMG 2002: LA FESTA DEGLI ITALIANI; “CI HANNO CONSEGNATO UN MONDO CHE NON CI PIACE. A NOI IL FUTURO”

(dalle inviate) Giammarco, 22 anni, di Roma, ci pensa un po’ su. Poi sicuro risponde: prendere sul serio la consegna del Papa, significa che “non mi devo tirare indietro e vergognarmi di quello che sono”. Lidia, 26 anni, sempre di Roma si porterà a casa “la grandiosità di vedere così tante persone che credono negli stessi ideali”. Costruire un mondo nuovo per lei significa “credere nella luce anche quando ci sono degli ostacoli, perché comunque nella vita ci saranno sempre delle difficoltà”. Giacomo, di Bari, 33 anni, alla domanda se è pronto a costruire un mondo nuovo, risponde: “Da solo, no. Insieme sì”. Elisa, 17 anni di Cagliari, parte con l’intenzione di “portare nella vita di tutti i giorni, quello che abbiamo sentito qui”. Eccoli i giovani italiani che hanno seguito in Canada la Giornata mondiale della Gioventù. Alla fine sono riusciti a venire in 22 mila. Li si riconosce tra le migliaia di pellegrini perché sono accompagnati sempre da una bandiera tricolore. “Il Papa – dice Michele, 29 anni, di Piacenza – ha una immensa fiducia nei giovani: se ci ha detto che siamo la luce del mondo e il sale della terra, vuol dire che crede in noi. E quindi crede che un mondo migliore sia possibile. Ci ha messo di fronte ad un’alternativa. E noi siamo qui per dirgli che scegliamo il bene, che scegliamo quella luce che lui stesso ci ha indicato . Il male lo hanno già commesso in tanti. Ci hanno consegnato un mondo che non ci piace: dominato dagli interessi, dal potere e dal consumismo. Ed è un mondo che a causa di tutto questo conosce violenza, sfruttamento, povertà e guerra. Per il potere, hanno distrutto anche i beni della terra. Il mondo che vogliamo costruire è un mondo in cui ci sia il rispetto degli altri e dove le diversità possano vivere in armonia”. A guidare i 45 giovani della diocesi di Cesena è don Marco Palazzi, responsabile diocesano della pastorale giovanile. “Occorre – dice – aiutarli ora a concretizzare il progetto che si sono dati”. Forse sta qui la ragione dell’ammirazione che provano per Giovanni Paolo II. “Il loro amore per il Papa – dice il sacerdote – è la manifestazione del bisogno di avere riferimenti forti, di avere accanto a sé delle persone sagge che li sappiano accompagnare, delle persone sincere che non li imbroglino e non li strumentalizzino”. Al termine di questa Gmg, con quali responsabilità parte il responsabile diocesano per la pastorale giovanile? “Per il momento – risponde don Marco – con l’impegno di riportarli tutti a casa sani e salvi”.