GMG2002: “SERVIZI SOCIALI”, GIOVANI VOLONTARI NEL CENTRO PER I SENZA TETTO, TRA GLI OSPITI ANCHE UN NATIVO

” “(dalle inviate) “If you wish a bed for the night….” “Se hai bisogno di un letto per la notte…” E’ il cartello che spicca all’ingresso della “Good Shepherd house”, la Casa del Buon Pastore, il centro di accoglienza per i senza tetto di Toronto retto da sei confratelli della Congregazione dei Piccoli fratelli del Buon Pastore, con il supporto di una settantina di volontari. E’ qui che si è svolta ieri pomeriggio una delle tante attività della seconda giornata dei “servizi sociali”, la proposta di volontariato destinata ai giovani della Gmg che hanno scelto di vivere questa esperienza. Sette ragazzi hanno indossato grembiule e guanti di plastica per distribuire pasti alle centinaia di “ospiti” in paziente attesa della cena (…alle 15.30!). Judy, 19 anni, studentessa di Toronto, ha scelto di venire “per coniugare la fede con l’impegno sociale”. Heidi, 20 anni, di Dallas (Usa), perché “non riesce a fare a meno di aiutare gli altri”. Sono tra i 6 e i 7 mila gli “homeless” a Toronto, su una popolazione totale di circa 3 milioni di abitanti. La Casa del Buon Pastore può dare ospitalità a 92 uomini ogni notte e distribuisce quotidianamente, tra pranzo e cena, 750 pasti caldi. “La maggior parte sono immigrati da zone interne del Paese o arrivati in Canada per la prima volta – spiega il responsabile, frate Sean Mc Isaac -. Sono disoccupati, tossicodipendenti, alcolisti, malati psichici, di tutte le età”. Tra gli “ospiti”, Wilson, 43 anni, dalla Nuova Scozia, timido e gentile, dorme e mangia al centro ogni giorno, perché disoccupato da tempo: “Sono emigrato a Toronto per lavorare – racconta – e per alcuni anni sono stato occupato in un grande magazzino. Un anno fa la ditta ha licenziato molte persone, ed eccomi qui. Non è facile rientrare nel mercato del lavoro quando non si ha una grande esperienza alle spalle. E’ una vita veramente dura”. Al tavolo accanto un giovane ben vestito, capelli lunghi e curati, rivela un’identità indubbiamente indigena. Steve è del Manitoba, una regione a Nord del Canada molto fredda ed isolata dal resto del Paese, appartiene ai nativi dell’etnia Cree, della riserva di Pine Cree First nations. Perché qui? “Perché sono un nativo. Da noi non c’è lavoro, sono venuto a Toronto alcuni mesi fa per cercarlo e ancora non ho trovato niente. Purtroppo c’è ancora un po’ di razzismo nei nostri confronti. Per questo trascorro le mie giornate facendo volontariato in una organizzazione per la tutela dei diritti delle popolazioni native”.